Il mistero Arnolfini

Il mistero Arnolfini

Il dipinto Il ritratto dei coniugi Arnolfini del pittore fiammingo Jan van Eyck ‒ la cui datazione è collocata nel 1434, lo stesso anno in cui Van Eyck rese visita ai due, come è attestato dalla scritta che appone sul muro della stanza “Johannes de Eyck fuit hic 1434” ‒ è considerato uno dei quadri più celebri ed enigmatici della pittura rinascimentale. La tavola a olio, che è esposta in ottimo stato di conservazione nella sala museale numero 56 della National Gallery di Londra, raffigura il ricco mercante Giovanni di Nicolao Arnolfini e la moglie Costanza Trenta, che da Lucca si erano trasferiti a Bruges, in quel tempo capitale europea dei commerci. La riproduzione della sontuosa apparenza della stanza matrimoniale e del ricco corredo di oggetti preziosi in essa contenuto, oltre agli abiti di tessuto costoso dei due coniugi, rivelano la condizione di vita facoltosa sostenuta della coppia. La presenza in primo piano di un cagnolino sembra alludere all’armonia e alla fedeltà che saldava il legame coniugale. Ma perché allora il cagnolino non viene riflesso nello specchio convesso affisso al muro? E chi sono invece le due persone che si intravvedono entrare nella stanza proprio attraverso lo specchio? Perché il marito alza una mano in forma di giuramento, mentre la moglie tiene la sua sul ventre gonfio? E la candela spenta sopra la testa della donna?

Dipanare “il mistero degli Arnoflini”, ovvero far luce sul significato simbolico dei diversi indizi disseminati sulla tela e sugli intendimenti dell’autore, non è affare per soli critici d’arte. Lo dimostra questo affascinante volume di un medico francese, Jean-Philippe Postel, che arricchisce l’ingente mole degli studi e dei testi fin qui redatti sull’argomento con una nuova chiave di lettura che appare in grado di penetrare il mistero in maniera forse davvero esaustiva. Le sue innumerevoli visite alla National Gallery e le analitiche osservazioni effettuate con una lente d’ingrandimento gli consentono di portare in luce particolari che approfondite ricerche storiche, confronti con altre opere coeve e ritrovamenti casuali di ulteriori documenti – peraltro presentati nel libro con rigoroso riscontro ‒ non avevano ancora scovato. Sapevamo che il quadro fu composto un anno dopo la morte per parto di Costanza Trenta. Sospettavamo che uno dei due avventori riflessi nello specchio potesse essere il pittore stesso. Ma ignoravamo la ragione per cui il dipinto venne eseguito a posteriori, perché il pittore avesse attestato la sua presenza con la scritta sul muro, la valenza simbolica della disposizione delle mani dei coniugi e molto altro ancora. Prefato da Daniel Pennac – amico intimo dell’autore – il libro piacerà in modo particolare a quei lettori che amano inoltrarsi, senza fretta e con curiosità, negli sprofondi di un avvincente enigma artistico.



 

 

 
 
 
 

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