Il mistero degli antichi astronauti

A metà dell’Ottocento la credenza che sulla Luna – perlomeno sulla faccia nascosta del satellite, visto che le osservazioni della superficie lunare, sempre più precise, non lasciavano molto spazio alla fantasia – e su altri pianeti del nostro sistema solare vivessero creature extraterrestri era molto diffusa tra gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica: libri e riviste sull’argomento andavano a ruba e non mancavano bufale pseudogiornalistiche. Soprattutto Marte, dopo la scoperta da parte dell’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli nel 1877 dei cosiddetti “canali”, infiammava la fantasia popolare: solo nei Paesi anglosassoni in qualche decennio furono pubblicate un centinaio di storie ambientate sul Pianeta Rosso o che raccontavano un’invasione marziana, come nel celeberrimo La guerra dei mondi di Herbert G. Wells. Ci si mise anche il geniale scienziato Nikola Tesla, che in un articolo pubblicato sul “Collier’s Weekly” il 19 febbraio 1901 dichiarava di aver captato segnali da Marte o comunque da una civiltà extraterrestre. Nel frattempo anche il movimento spiritista, che in quei tempi conosceva un successo travolgente, si interessava ai marziani: la medium francese Hélène Smith sosteneva di essere in contatto – tra gli altri spiriti – proprio con loro. E sempre in quel periodo una teoria originale e molto affascinante iniziava a farsi strada tra viaggiatori, naturalisti e antropologi: che il progresso scientifico umano non avesse un andamento progressivo, ma ciclico. Cioè che in tempi remoti potesse essere esistita una civiltà molto progredita tecnologicamente e culturalmente, poi caduta in disgrazia a causa di qualche catastrofe di natura ignota. La cosiddetta “teoria dell’antica sapienza” porta con sé nuovi interrogativi: dove era situata tale ipotetica civiltà, e come si era originata? E se avesse avuto un’origine non terrestre?

Per “teoria degli antichi astronauti” o “teoria del paleocontatto” si intende l’ipotesi di storiografia “alternativa” secondo la quale in epoche antichissime il genere umano è stato visitato - o ha vissuto fianco a fianco, o si è ibridato geneticamente, o è addirittura originato - da una o più civiltà extraterrestri. “La letteratura relativa a questo argomento, considerato da molti uno dei grandi misteri dei nostri giorni, è stata una delle più prolifiche e commercialmente redditizie della seconda metà del Novecento, e gode tutt’ora di buona, anzi ottima salute”, spiega Marco Ciardi, professore di Storia della Scienza e della Tecnica all’Università di Bologna nella sua introduzione a questo interessante saggio, che però non è affatto – come potrebbe far pensare e forse maliziosamente vuole far pensare la copertina del volume – uno dei tanti lavori pseudoscientifici sull’argomento. Qui non si analizza la teoria degli antichi astronauti proponendo nuove interpretazioni o prove o avanzando ipotesi: qui si racconta la genesi e lo sviluppo della teoria in questione nella cultura occidentale, con particolare attenzione all’ambito letterario e pubblicistico. E non a caso sono questi i campi presi in esame: con affettuosa riluttanza (si veda la dedica alla memoria dei genitori in chiusura) Ciardi sottolinea come questa ipotesi sia sostanzialmente una creazione artistica, un “genere letterario che prende origine, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, dall’intreccio tra le idee di un movimento spirituale, la teosofia, e la letteratura fantastica e fantascientifica del periodo”. Con buona pace di Erich von Dänichen e compagnia bella.



 

 

 

 
 
 
 

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