Il mistero del cavaliere senza testa

Il mistero del cavaliere senza testa
Siamo nel 1700, in Inghilterra, vallata di Sleepy Hollow. Ichabod Crane è un uomo magro e dinoccolato, ben poco attraente ma benvoluto dai compaesani: lavora come maestro elementare nella principale scuola della zona e per racimolare qualche soldo in più da anche lezioni di canto. Tra le sue allieve la bella Katrina Van Tassel, l’unica figlia di un ricco mercante olandese, della quale Crane si innamora perdutamente. Nel frattempo viene a conoscenza delle dicerie circolanti in paese riguardanti un misterioso cavaliere senza testa che si aggirerebbe di notte mietendo vittime tra gli incauti viaggiatori. Crane è un intellettuale, il suo raziocinio non gli permette di credere a fantasie popolari. Ma purtroppo per lui, durante una notte, la sagoma gigantesca avvolta da un grande mantello di un enorme cavaliere senza testa e del suo destriero attraverserà la sua strada e quell’incontro cambierà il corso del suo destino…
Forse i nomi citati e la temibile figura descritta vi ricordano qualcosa: ebbene sì, questa non è altro che la seconda novelization in ordine di tempo di una storia tratta dal folclore germanico - per la prima volta narrata da Johann Karl August Musäus intorno al 1785, mentre la pubblicazione della versione di Irving risale al 1820 - della leggenda di Sleepy Hollow, resa celebre dalla gotica pellicola di Tim Burton (e ripresa in seguito più fedelmente anche in un film per il mercato home-video diretto da Pierre Gang). Ma se nel film di Burton Ichabod Crane ha ben poco dello strano maestro elementare creato da Washington Irving - incarnato com’è dal bel tenebroso Johnny Depp - e del tutto diverso è lo svolgimento e la relativa conclusione della vicenda, analoga è l’ambientazione e la ripresa di uno dei più formidabili personaggi del mistero mai partoriti dalla letteratura mondiale: il cavaliere senza testa. Irving, noto per i suoi Racconti dell’Alhambra, riporta con delicatezza estrema una storia da lui interpretata come mito, riuscendo da un lato a suscitare inquietudine, dall’altro a dipingere crudamente e crudelmente la realtà dell’Inghilterra bigotta, che preferisce affidarsi alle leggende per spiegare la scomparsa di personaggi “scomodi”, portatori di un raziocinio illuminato non conforme al pensiero dominante. Fatto questo ben dimostrato dal rogo delle carte di Crane dopo la sua scomparsa. Non è la prima volta che questo classico di Irving è riproposto al pubblico italiano: lo ha già fatto la casa editrice fiorentina Barbès nel 2008, titolando il romanzo La leggenda di Sleepy Hollow. Per la prima volta però l’edizione Donzelli riporta le illustrazioni Arthur Rackam come nell’originale versione inglese del 1928, impreziosendo questo già di per sé delizioso romanzo e rendendolo un vero oggetto di culto per lettori appassionati.

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