Il mistero della casa sul lago

Il mistero della casa sul lago

Gina Royal sta tornando a casa dopo aver recuperato i figli a scuola. È concentrata sul fatto che forse sarà un po’ in ritardo sull’ora di cena: ma per quanto sia un tipo preciso, suo marito non si arrabbierà e poi forse potranno godersi un film alla televisione, loro due e i figli. È una vita ordinaria e abitudinaria le loro, ma Gina è felice così. I ragazzi sono figli modello e tutto sommato, nonostante sia spesso preso dalla passione per la falegnameria che lo porta a chiudersi nel garage che ha trasformato in un laboratorio, non può lamentarsi nemmeno di suo marito Mel. I suoi pensieri sereni sono bruscamente interrotti sulla strada di fronte a casa, che Gina trova bloccata da polizia, ambulanza e pompieri: un SUV ha centrato in pieno la parete del laboratorio di Mel. Lo shock nel vedere la scena però è nulla rispetto al comportamento del poliziotto che la avvicina e le intima di scendere dall’auto, spaventando peraltro i bambini. La stanno trattando come se fosse colpevole di qualcosa, le stanno dicendo che è in arresto, la stanno perquisendo, umiliandola davanti ai suoi figli, l’hanno ammanettata e le hanno letto i suoi diritti. È un incubo, non può essere che un terribile assurdo malinteso, la stanno portando verso il laboratorio, le stanno chiedendo perché il portellone non si apra e sempre più confusa spiega che non è più un garage, che Mel lo ha trasformato in un laboratorio che né lei né i bambini ci entrano mai. Ma quello che Gina vede quando alza gli occhi sulla parete sventrata dal SUV è peggio di un incubo. Il corpo scuoiato di una donna è appeso a un gancio, e la polizia le sta chiedendo di confessare, di parlare, perché non può essere che complice del mostro che ha sposato…

Forse sarebbe stato meglio mantenere il titolo originale del romanzo, Stillhause lake, perché in realtà qui non ci sono misteri da risolvere. Rachel Caine, per voce di Gina/Gwen e dei suoi figli (per quanto di loro conoscenza), ci racconta tutti i fatti esattamente come sono accaduti. Non ci risparmia nulla, nemmeno i particolari più cruenti e splatter, che per l’ottimo equilibrio nella narrazione non sono affatto disturbanti. La lettura è fluida, affascinante ed è impossibile staccarsi dalle pagine. Una tensione continua che cattura, trascinando il lettore nella paranoia – peraltro ampiamente giustificata – della protagonista. Un crescendo che continua fino all’ultima pagina. Sono tanti gli elementi su cui si focalizza il romanzo, dalla violenza di quei mostri sui quali a fatti avvenuti i vicini dicono “era così educato, salutava sempre”, i mostri insospettabili, agli hater, triste fenomeno dei nostri tempi, quelli che non si possono ignorare del tutto perché fra i cosiddetti “leoni da tastiera” potrebbe essercene uno che decide di passare dalle parole ai fatti. E ancora su quanto sia difficile tornare alla vita dopo che te l’hanno frantumata e la necessità di proteggere te stessa e la tua famiglia. Nulla che, a pensarci bene, non potrebbe accadere a chiunque, in qualunque momento. Un thriller psicologico ma non solo, in grado di soddisfare anche il lettore più esigente. Autrice di svariati romanzi che spaziano dal genere horror al thriller, Rachel Caine, nom de plume di Roxanne Longstreet Conrad, è una paciosa e sorridente signora statunitense che nasconde un’anima nera, nerissima e la trasforma in racconti e parole: in Italia, prima di questo esordio nel thriller, è stata pubblicata la sua serie de I vampiri di Morganville.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER