Il mistero della tomba di Federico II

Il mistero della tomba di Federico II

Palermo, gennaio 2003.La professoressa Caterina Albini, districandosi nel traffico cittadino, giunge con la sua automobile nei pressi della facoltà di Lettere dopo le 9,00. Parcheggia poco distante, preferendo così immergersi nei suoi pensieri facendo due passi. È determinata a riprendere il suo lavoro di ricercatrice al dipartimento di Latino medioevale. Assorta nel suo vissuto interiore, sperimenta gli strascichi della perdita recente di suo padre, causa del suo momentaneo torpore professionale. Antonio, il segretario del dipartimento, sempre gentile e premuroso, è l’involontario strumento che il disegno degli eventi utilizza per fargli recapitare una breve comunicazione in busta chiusa ed espressamente indirizzata a lei. Si tratta di una missiva proveniente dalla diocesi di Palermo, nella quale il vescovo ausiliare Guido Bertoni le chiede di incontrarla personalmente per illustrarle una questione, la cui risoluzione dipende proprio dalla collaborazione della professoressa. L’appuntamento è fissato per il 20 gennaio alle 11,00…

Romanzo storico con propensioni alla spy story, Il mistero della tomba di Federico II gode di una apprezzabile “fabula” e di un altrettanto credibile intreccio che tiene ben presente la ritmica del thriller mainstream dalle implicazioni archeologiche, con un sincero tentativo di presentare arcani anagrammati non troppo rimasticati. Tutte caratteristiche molto probabilmente riferibili alla passione che l’autrice nutre verso la storia gloriosa della sua regione d’origine. Uno sforzo narrativo, quello della Scimeca, che tuttavia non trova una veste stilistica altrettanto connotata, poiché quella usata appare appiattita su schemi non proprio tendenti all’originalità, cui manca forse una cifra per meglio scontornare i personaggi, con dialoghi un po’ stereotipati e descrizioni ambientali decisamente sfrondabili, la cui assenza avrebbe certamente dinamizzato il ritmo di questa storia che disegna una parabola geostorica affascinante ed è certamente preferibile ai tanti derivati letterari di Dan Brown e dei codici ermetici di turno.



 

 

 
 
 
 

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