Il mistero di Edwin Drood

Il mistero di Edwin Drood

Baciato dalla fortuna. Così non può che apparire Edwin Drood a chiunque lo conosca. Giovane, piuttosto ricco, è avviato a una promettente carriera che lo porterà in Egitto a lavorare come ingegnere nell’azienda paterna. Ed è fidanzato con Rosa Bud, che è “deliziosamente graziosa, deliziosamente infantile, deliziosamente capricciosa”. Solo che, per quanto incantevole sia questo “Bocciolo di rosa”, non è stato lui a sceglierselo in moglie. I loro compianti genitori prima di morire avevano stabilito di farli sposare non appena Rosa avesse compiuto la maggiore età ed Edwin prova la sgradevole sensazione che la direzione della sua vita sia stata tracciata da qualcun altro nei minimi dettagli. Sensazione condivisa dalla sua promessa sposa, che sotto le dispettose schermaglie ingaggiate con lui ad ogni incontro nasconde un cuore in pena, un cuore di donna saggia, non di bimba viziata. Chi invece si venderebbe al diavolo pur di avere Rosa è il suo maestro di musica John Jasper, direttore del coro della Cattedrale di Cloisterham e zio di Edwin (per altro maggiore del nipote solo di una mezza dozzina d’anni). Anche Neville Landless, giunto a Cloisterham con la sua gemella Elena per studiare sotto la guida del canonico Crisparkle prova per la fanciulla un’immediata ammirazione. L’attrazione fulminea lo induce ad un furioso alterco con Edwin, colpevole ai suoi occhi d’essere supponente, vanesio e toccato da un’immeritata buona sorte amorosa, che non sembra apprezzare come merita. Lo scandalo della lite corre presto di bocca in bocca e non basta una pubblica riconciliazione a cancellarne il ricordo. Quando una sera Edwin svanisce nel nulla dopo essere andato verso il fiume con Neville, è inevitabile che i sospetti cadano su quest’ultimo. Qualcun altro, però, avrebbe avuto un motivo per toglierlo di mezzo, qualcuno che gli è molto prossimo e che cova un miscuglio di sentimenti contrastanti in un animo simulatore e nero come l’inchiostro…

Il mistero di Edwin Drood è destinato a rimanere un mistero per sempre perché Charles Dickens morì prima di averlo terminato. Non sapremo mai che fine abbia fatto il ragazzo, se sia stato ucciso o abbia deciso di allontanarsi da un destino che gli andava scomodo come un paio di scarpe strette. Non ci verrà rivelato di chi si innamorerà Rosa, né che ne sarà dei due passionali fratelli Landless, e nemmeno quale ruolo avrà in tutta la vicenda il vizio dell’oppio a cui è dedito Jasper, che già nell’incipit incontriamo in una squallida fumeria, abbandonato al torpore di nebbie drogate. È un peccato che l’unico mistery in cui si sia cimentato Dickens debba rimanere in sospeso. Ci hanno provato in tanti a scrivere una possibile conclusione, a cominciare dai figli dell’autore per arrivare a Fruttero e Lucentini, fino al “Drood” di Dan Simmons. Ma una cosa sono le ipotesi, l’altra è la certezza di come il romanziere aveva immaginato di porre termine alla storia. E anche se gli indizi puntano su un colpevole in particolare, additarlo tanto apertamente avrebbe potuto essere solo un escamotage per rendere più sorprendente un colpo di scena rivelatore. Dickens è insuperabile nel dipingere l’ambiguità sinistra del sottosuolo londinese e il soffocante squallore dei suoi luoghi di perdizione, nell’ammantare di atmosfere gotiche l’antica cittadina inglese di Cloisterham, nel tratteggiare uno straordinario coro di personaggi di contorno, ognuno coi propri vezzi, il proprio caratteristico eloquio, la propria ben delineata individualità. Anche la doppia personalità di Jasper, che Rosa aveva percepito avvertendo nel suo sguardo la determinazione del ragno che tesse la tela intorno alla mosca impotente, suscita suggestioni sinistre. Godetevi questo enigma irrisolto fino all’ultima pagina, anche se incompiuto ne vale la pena. Fate conto di gustare un ottimo pranzo dovendolo interrompere a metà per cause di forza maggiore: non saprete com’era il dessert, ma questo non renderà meno stuzzicanti le entrées.



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