Il mondo deve sapere

Il mondo deve sapere
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Primi anni 2000, un call center e una lavoratrice alle prime armi che, fresca di aver superato la selezione, sta per cominciare la sua avventura. “Sorridi, dall’altra parte del telefono si capisce. Se devi fare una domanda fuori testo, fa’ in modo che non cominci mai per “non” e che la risposta non possa mai essere “no”. Altrimenti ti seghi da sola”. Questo sono solo alcune delle linee guida per la telefonata modello, come impara da subito. Il target di riferimento sono le casalinghe, la mission è convincerle a effettuare una prova a domicilio del Kirby, lo “sconosciuto mostro casalingo”. A tentare di riuscirci ci sono la nuova arrivata e un manipolo di lavoratori, perlopiù lavoratrici, alla guida delle quali c’è la capotelefonista, Hermann, per la quale Kirby non è una semplice occupazione ma una ragione di vita. È una che alle otto di mattina è capace di mandare un sms di questo tenore: “Non sei un lavoratore qualunque, perché non fai un lavoro qualunque. Non sei una persona comune, perché sei una persona di successo. Il tuo successo è già dentro di te! Io ti aiuterò a tirarlo fuori. Buona giornata, Hermann».” L’obiettivo di ogni dipendente è ottenere quanti più appuntamenti possibile, in realtà numeri da capogiro. Per chi raggiunge il risultato ci sono leggendari bonus, fantomatici premi aziendali e l’elogio dei superiori, chi non ce la fa è destinato alla pubblica gogna nelle assemblee e a turni massacranti per moltiplicare l’impegno. E se non reggi alla fine sei fuori. Per Hermann una parola sola, sei un “perdente”. Il lavoro al call center procede così, tra casalinghe turlupinate, cognate delle casalinghe turlupinate pure loro, mariti delle casalinghe ancora più predisposti alla fregatura, riunioni motivazionali e bestialità varie…

A poco più di dieci anni dalla sua prima pubblicazione per ISBN, torna per i tipi di Einaudi il primo romanzo di Michela Murgia, con una nuova prefazione dell’autrice. È il libro che ha ispirato il film di Virzì Tutta la vita davanti ma che soprattutto ha portato alla ribalta dell’attualità una condizione di precariato sempre più diffusa, rendendola in un certo senso l’emblema di una generazione, il “lavoro al call center”. Un libro esilarante, dissacrante, massacrante. Sì perché questo volume fa ridere e piangere allo stesso tempo, diverte, indigna e irrita contemporaneamente. I rituali motivazionali, il pressing psicologico, i siparietti telefonici, le trappole del telemarketing, i ritmi assurdi di un lavoro umiliante. Tutto questo viene descritto con maestria e comicità, con una scrittura diaristica, a cui si perdonano alcune ripetizioni, che diventano piuttosto espedienti calzanti per far immergere il lettore in un’atmosfera ossessiva e quasi “claustrofobica”. Siamo nel 2006 e Michela Murgia si decide a raccontare, prima in un blog e poi con un libro, la sua esperienza di telefonista a progetto in un call center di Oristano. A anni di distanza, con alle spalle diversi successi letterari, un premio Campiello, battaglie, prese di posizioni e perfino una campagna elettorale, l’autrice quasi si stupisce della sua “capacità di ridere davanti al baratro”, quella con cui allora portò alla luce ciò che il mondo doveva proprio sapere. Ma è proprio questa feroce ironia il tratto saliente di un romanzo tragicomico che anche al giorno d’oggi vale la pena leggere.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER