Il mondo a piedi

Il mondo a piedi
Che senso ha “camminare” oggi? Non è forse un debole significante privo di ogni significato antropologico? Se consideriamo le nostre giornate scandite da corse in automobile, metropolitana o qualsiasi mezzo pubblico, ci rendiamo subito conto che la durata del viaggio è ormai solo un impedimento, un ostacolo che ci divide dal tanto adorato impiego in cui il surrogato di noi stessi si misura giorno dopo giorno evitando la fatica: ottenuto il nostro spazio all’interno del “terziario”. Eppure quest’azione tanto futile, che nel tempo e col tempo stiamo imparando a dimenticare, è la medesima che ha dato il via alla nostra specie: poiché è con la posizione eretta che ha avuto origine quel bipede chiamato Uomo. Ed allora dimenticarci delle nostre gambe, o peggio farne uso solo per comandare i tre pedali che governano la nostra automobile, non sembra un gesto molto saggio. Camminare è soprattutto godere di una libertà che ci consente, nel modo forse meno trasgressivo, di allontanarci dai ritmi frenetici del mondo per ritrovare noi stessi e il tempo per noi stessi...
David Le Breton, docente di Sociologia e Antropologia all'Università di Strasburgo, è autore di numerosi saggi che hanno trovato un discreto seguito anche in Italia. Il mondo a piedi è forse l’opera che più si allontana dalle tematiche di Le Breton, poiché dopo una breve introduzione che ha un sapore decisamente storico-antropologico, il testo è in realtà un dialogo fuori dal tempo e al di là di ogni disciplina: spunti filosofici nietzschiani accompagnano il resoconto di viaggio di Patrick Leigh Fermor; la libertà e l’amore per la natura ispirate dalle parole di Henry David Thoreau si confrontano con le esigenze della vita quotidiana in città. Così - camminando per boschi e attraversando continenti al fianco di esploratori d’altri secoli - ci ritroviamo come i flâneur descritti da Charles Baudelaire in compagnia di Walter Benjamin: impegnati ad interrogarci sull’essenza del passeggiatore moderno tra passages parigini e scorci cittadini fotografati da Eugène Atget.

 

 

 
 
 
 
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