Il morto in piazza

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Quando il tenente colonnello della Wehrmacht Martin Bora, che si sta recando nella sua Mercedes al lago di Bolsena attraverso la Flaminia, incontra a Malborghetto l’ufficiale delle SS Harald Cziffra, in un solo istante si riaccendono vecchi ricordi, tutti spiacevoli: come le indagini sulla morte di Federico García Lorca durante la guerra civile spagnola, con Bora ai suoi ordini. Questa volta, però, lui non è venuto a ricevere ordini, ma ad eseguirli: “Devo andare a prendere il comando del Reggimento Granatieri, Divisione di Fanteria”, gli dice. Siamo nel giugno del 1944, Roma è stata liberata e gli Alleati avanzano, così che l’apparato nazista in Italia è costretto a riorganizzarsi giorno per giorno, tanto più freneticamente quanto più ingenti sono le perdite subite. La cosa finisce lì con Cziffra, solo per ricominciare identica più avanti, a un ennesimo posto di blocco; stavolta però l’esito è diverso, a quanto pare gli ordini sono cambiati, lo apprende da una lettera che l’aiutante di campo gli consegna: il Reggimento Granatieri a Bolsena dovrà attendere, perché Bora deve raggiungere subito la località di Faracruci, nel cuore dell’Abruzzo, con un incarico tutt’affatto differente, la custodia di una persona in possesso di documenti molto riservati...

Ben Pastor, nata a Roma, docente di Scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico e ha pubblicato in Italia numerosi volumi con molti diversi editori. Si muove quindi a suo agio nelle maglie di una storia che ‒ a guisa di omaggio alla memoria dei suoi nonni di Bisenti e di tutti gli abruzzesi caduti nella Seconda guerra mondiale, il cui “silenzioso ritegno sul proprio coraggio ha fatto sì che il grande pubblico restasse ignaro dei terribili effetti del conflitto su quelle terre” ‒ narra una pagina della storia del nostro Paese dove protagonista è certamente la terra, con tutte le sue particolarità, asprezze, fascini, ma soprattutto il tempo, vero nemico di Martin Bora, il quale dovrà correre per assicurarsi il suo obiettivo non solo prima che lo facciano gli Inglesi, ma soprattutto prima che ci arrivino i “colleghi” tedeschi della RSHA (la Direzione generale per la sicurezza del Reich): è un momento in cui non ci si può fidare di nessuno e la Wehrmacht non può permettersi il lusso quelle informazioni cadano nella mani delle SS. Sullo sfondo, una spiccata attenzione alle lingue, in particolare ai dialetti, non solo a quello teramano.



 

 

 
 
 
 

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