Il mostro

Il mostro
Lo studente di filosofia Gent Ruvina, a seguito delle tensioni politiche sorte tra l’Unione Sovietica e l’Albania, è costretto a interrompere i propri studi a Mosca e rientrare nel proprio paese. Nel corso di una festa, indetta a Tirana in occasione dell’apertura del locale anno accademico, conosce una studentessa iscritta al secondo anno della facoltà di lettere. Il suo nome è Lena, ma tutti la chiamano Elena. È bionda e bella, alta e slanciata, dotata di uno sguardo insieme dolce e malinconico, perché di lì a due settimane sarà costretta a fidanzarsi con un ispettore del Ministero della Cultura di cui non è innamorata. Appena il tempo di due balli, un primo bacio al chiaro di luna e tra i due è subito amore. Gent raccoglie l’appello della ragazza: si presenta alla cerimonia e, dopo averla rapita, a conduce nella propria città natale, dove la coppia è costretta a vivere sotto le continue minacce di Max, l’ex-fidanzato che, insieme con alcuni fedeli compagni, giace rinchiuso nella cassa di un vecchio furgone abbandonato in un terreno poco fuori le mura della città. Proprio come Menelao, nel ventre del cavallo di Troia…    
Ecco una nuova incursione, originale e suggestiva, nei territori sempre fertili della letteratura omerica. La si deve a una delle più significative figure della cultura occidentale moderna, Ismail Kadaré, scrittore, poeta e critico letterario nato nel 1936 ad Argirocastro, nel sud dell’Albania, da dove è fuggito nel 1990 trovando asilo politico in Francia. E al suo romanzo Il mostro, scritto nel 1965, ma uscito nel suo paese solo dopo la caduta del regime nazional-comunista di Enver Hoxha e pubblicato ora in Italia da Fandango, nella pregevole traduzione di Francesca Spinelli. Ismail Kadaré, va precisato subito, si serve del riadattamento letterario, come espediente intellettuale per evocare quell’atmosfera di cupa e angosciata inquietudine, che opprimeva l’esistenza nella società albanese proprio durante gli anni della dittatura. Ma l’originalità prima del romanzo investe il talento dell’autore, più volte candidato al Premio Nobel, nel giocare con la mitologia, nel fondere antichità e presente, realtà e impennate magiche, dando vita a un libro suggestivo, denso e meditativo che mescola tutto questo per formare qualcosa di mai sentito prima.

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