Il movimento dei sogni

Il movimento dei sogni

Il sogno di Eleonora è sempre stato quello di fare il cinema, o meglio di essere tra quei nomi che scorrono alla fine del film. Le sue passioni sono Star Wars e gli effetti speciali e decide che dopo le superiori andrà a studiare in uno dei più prestigiosi istituti italiani: l’Accademia dell’Immagine de L’Aquila, lì dove Storaro ha formato classi su come gestire le luci sul set, lì dove molti professionisti del cinema di oggi hanno imparato i loro mestieri. Lei, romagnola, parte per un viaggio che le farà conoscere altre ragazze che come lei sono nel capoluogo abruzzese per creare il loro futuro. I problemi sono gli stessi: il freddo di quella città, la neve d’inverno, la lontananza da casa. Ma piano, piano Elly, come la chiamano tutti, crea il suo microcosmo in quella cittadina di montagna e inizia ad apprezzarla con i suoi ritmi rallentati, la gente silenziosa ma ospitale e i suoi giovedì universitari in cui si finisce per conoscere tutti. L’anno accademico è quello 2008-2009. Dopo mesi in cui sembra aver creato una certa stabilità con le sue amate coinquiline, L’Aquila sembra iniziare a cedere un po’ della sua stabilità. Gli studenti si abituano a quelle leggere scosse che segnano il tempo tra un turno di pulizia e un esame da sostenere. Verso la sessione di Pasqua, però, le cose sembrano peggiorare. C’è chi inizia a tornare a casa nell’attesa che ritorni un po’ di pace, c’è chi dorme in macchina per stare più tranquillo. Eleonora, dopo un fine settimana a casa di un’amica, ritorna a L’Aquila perché il 6 aprile ha un esame; dopo qualche giorno sa che tornerà a casa per le vacanze pasquali. Tanto gli esperti dicono che non c’è da preoccuparsi di questo sciame sismico…

Eleonora Calesini è stata estratta dalle macerie dopo più di quaranta ore dalla scossa di terremoto che ha tolto ad una città intera i suoi punti di riferimento. La sua coinquilina, Enza, che quella sera dormiva insieme a lei per vincere la paura, sfortunatamente, non ce l’ha fatta. Il romanzo, scritto a quattro mani con Debora Grossi, anche lei alla sua prima opera letteraria, con un linguaggio e uno stile leggero e molto scorrevole, non è un resoconto di una tragedia. Di quello che ha vissuto Eleonora si fanno accenni ma non è al centro della narrazione. La cosa più importante è il riscatto di una ragazza che dalla situazione drammatica - aggravata dal fatto che è non udente dalla nascita – è riuscita a risorgere, non senza, certo, chiare difficoltà. Ovviamente, quando si arriva alla parte del post-terremoto, non appare difficile immaginare il trauma di una famiglia che catapultatasi in Abruzzo vede il palazzo in cui viveva la propria figlia ridotto in macerie. Come non si può non riconoscere il senso di colpa delle sopravvissute di fronte alla morte della propria amica, con i relativi quesiti su possibili cambiamenti di dettagli del passato. Ma, è giusto ripeterlo, il romanzo non è focalizzato sul terremoto, ma sull’esistenza di una giovane ragazza come molte e sui suoi sogni. Chi conosce L’Aquila prima del terremoto ritroverà elementi che la ricostruzione sta cercando lentamente di riportare a galla. Chi, invece, conosce il capoluogo abruzzese solo dal 2009 scoprirà cosa era prima quella città con la speranza di rivederla esattamente così in un futuro prossimo.



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