Il musicista oscuro

Il musicista oscuro
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Per non morire di fame un chitarrista fallito, alcolizzato, senza talento e squattrinato, ossessionato dal successo degli altri, rimedia un lavoro come custode al museo Brandt-Macquart. Lì spera di trarre qualche ispirazione dalle osservazioni delle opere d’arte. Se ne sta quasi sempre da solo, nell’ala meno frequentata dell’edificio, a contemplare i quadri che però non gli dicono nulla. Solo un dipinto attira la sua attenzione e lo affascina: Scampagnata domenicale del pittore Fernandez. La tela mostra tre uomini e una donna intenti a consumare un pic-nic seduti in un prato circondato da una selva scura. La sera, il musicista frequenta un sordido locale dove partecipa a jam session suonando il suo strumento, ma senza soddisfazione e spesso litigando con gli altri suonatori. Il disgusto per sé stesso e per gli altri è un crescendo continuo e la sua follia raggiunge l’apice mentre l’uomo sta osservando il suo quadro preferito. I personaggi prendono vita e cominciano a criticarlo e soprattutto la donna, Antonine, di cui lui sente subito di essersi perdutamente innamorato, lo guarda con disprezzo. Le allucinazioni e le sue folli reazioni gli costano il posto di lavoro. Nel frattempo, il musicista ritrova Boris, il bassista della sua vecchia band che vive agiatamente e che gli presenta la sorella Silvana, prodigio di bruttezza ma con la quale non riesce a fare a meno di imbastire una stramba relazione. La parabola discendente della sua vita prende definitivamente una brutta piega quando, ormai preda della sue allucinazioni, decide di vendicarsi di un violinista che vive al piano di sopra, colpevole di ostentare un finto talento e una vita amorosa intensa e ambigua…

L’allucinata discesa negli inferi di un uomo privo di qualità comincia forse già fin dalla sua nascita. Il protagonista di questo romanzo pare predestinato a vivere un’esistenza folle, segnata dalla mancanza di talento e basata sull’invidia per gli altri. Come in una folle e sconclusionata jam session, l’inutile chitarrista improvvisa continuamente una melodia approssimativa, in una tonalità inadatta, “moscia” se non stonata. Pare proprio il lato oscuro di un delirio di onnipotenza già difetto di per sé e quest’uomo, che pur si rammarica di ciò che sta per fare, si ostina nel voler scendere la scala per l’inferno. Inguardabile, inascoltabile, orribile, sono tutti aggettivi che calzano perfettamente con l’identikit di quest’uomo ma che non sono certo buoni per descrivere invece lo stile di questo romanzo, che al contrario è godibilissimo, scorrevole e lucido nella descrizione di questa nera ombra vivente. E non ci vuole molto a pensare che per qualcuno così potrebbe davvero essere, risultante di un pensiero distorto e sintetizzato male. La moderna società e il distacco dal reale per alcuni potrebbero essere gli ingredienti giusti per isolarsi e far fondere il cervello. Forse anche grazie al suo talento di traduttore, Giacomo Melloni riesce nell’intendo di raccontare la storia di una perdita di energia continua, di un delirio crescente, di un uomo al quale non è concesso alcuno spazio e che, anche se ce l’avesse, non sarebbe capace di viverlo e sfruttarlo. Prendendo spunto dalla citazione iniziale di Fëdor Sologub, il demone che occupa l’animo di questa creatura è un demone meschino, che disprezza persino l’arte della musica e che non dà tregua al misero corpo che lo ospita.



 

 

 

 
 
 
 

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