Il nascondiglio

Il nascondiglio
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
Una militante parla della Russia come di una vecchia amica: “Non sa niente, non è informata”, ripete. “Non le dicono quello che accade”. La conversazione verte soprattutto su stand da allestire, mughetti, francobolli o vignette da vendere, giornali da distribuire, seccature di cui tutti cercano di sbarazzarsi, pur restando molto cortesi e manifestando un entusiasmo di facciata. Che ci fa lei là, in mezzo? Come in tutte le circostanze, ha una doppia identità. Proprietaria terriera e al tempo stesso comunista iscritta al partito, esclusa ed eletta, adottata e dotata, nonna di Cappuccetto Rosso e lupo cattivo, handicappata e giramondo, impotente e onnipotente… Contrariamente agli esseri viventi, a meno di non credere alla metempsicosi, i luoghi possono morire e rinascere sotto altra forma. Un giorno il palazzetto di rue de Grenelle sarà rilevato per intero da un magnate russo, un emiro del Qatar o un mago del CAC 40. Il primo passo sarà quello di sventrarlo completamente, conservando solo la facciata. Per mesi e mesi operai muniti di casco andranno da un capo all’altro dell’immobile portato all’osso, illuminato qua e là dalle scintille di una saldatrice. La carcassa risuonerà di colpi di martello e di sibili di trapani. Pale meccaniche faranno tremare le fondamenta scavando nel sottosuolo. Betoniere vomiteranno migliaia di metri cubi di calcestruzzo. E alla fine il salone ospiterà una piscina riscaldata con vista sulla rotonda e acqua leggermente salina. Le altre stanze, da un lato e dall’altro del patio, recupereranno la loro funzione di deambulatorio. Quadri di grandi maestri, comprati da Christie’s, orneranno le pareti. Un Rothko troneggerà nell’ex sala da pranzo, al posto della tela guerresca dello zio…

Rue de Grenelle è una via di Parigi che si trova fra il sesto e il settimo arrondissement della capitale transalpina: è lunga oltre due chilometri, attraversa vari quartieri, vi si trovano numerosi edifici storici e a vario titolo importanti, è citata nei suoi scritti da Balzac e soprattutto il civico numero 7 corrisponde al raffinato condominio la cui portinaia è Renée Michel, colei, per intenderci, che per antonomasia ha l’eleganza di un riccio. In questa stessa strada però c’è anche l’appartamento in cui è stato pressoché sempre rintanato, facendo coincidere le pareti con i confini del suo mondo, un clan di intellettuali decisamente fuori dall’ordinario (i personaggi sono entusiasmanti, e straordinariamente caratterizzati) in cui si mescolano origini bretoni e di Odessa: la famiglia Boltanski. Quella di Christophe, giornalista francese di chiara fama che con questo romanzo esordisce nella narrativa propriamente detta: anche se forse è proprio il termine romanzo quello che meno si adatta al testo intenso, divertente, variegato, elegante, prezioso, emozionante, commovente e ironico che redige. Perché in effetti lui compie una vera e propria esplorazione, un’esegesi, uno scavo archeologico: recupera la memoria della sua infanzia e dei suoi parenti e di stanza in stanza, camminando da un vano all’altro, dal cortile fino all’intercapedine in cui suo nonno, ebreo, è stato di fatto rinchiuso per due anni per sfuggire alla cattura e alla persecuzione nazista, valica i confini di genere e tempo e dipinge con toni più che vividi un quadro che è allo stesso tempo intimo e universale, perché certe umanissime dinamiche consentono a tutti l’immedesimazione. Boltanski, dando voce all’inanimato, sottolinea l’importanza della condivisione, dell’accoglienza, degli affetti nelle nostre vite sempre più frenetiche e punteggiate di piccole cose che magari, per citar Gozzano, saranno anche di pessimo gusto, ma sono il sedimento tangibile dei nostri ricordi.

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER