Il paese di Dio

Il paese di Dio
1871. Nelle vicinanze di una pidocchiosa cittadina qualsiasi del vecchio West, lo zotico, codardo, imbroglione e ignorante Curt Marder è costretto ad assistere impotente da lontano al saccheggio della sua fattoria da parte di una banda di cinque figuri che rapiscono sua moglie Sadie e – cosa ben più grave - uccidono il suo cane. I banditi hanno disseminato il terreno attorno di frecce, probabilmente perché tutti diano la colpa ai pellerossa, ma Curt li ha visti benissimo ed erano cowboy, non fottuti indiani. Recatosi al saloon della vicina cittadina (sì, quella che non vale la pena nemmeno di nominare), Marder chiede invano aiuto ai puzzolenti avventori, ma recluta solo Jake, un ragazzino che afferma di aver avuto i genitori uccisi dalla stessa banda di finti pellerossa: la strana coppia si reca poi in una fattoria vicina in cerca di Bubba, un negro che ha fama di essere il miglior braccatore in circolazione, un vero segugio umano. Il problema è che Curt non ha più il becco d'un quattrino, quindi promette a Bubba come ricompensa i resti della sua fattoria bruciata e i terreni intorno se riuscirà a ritrovare Sadie. Peccato che quella notte stessa Marder perda tutto questo a poker al saloon, ma basta non dirlo a Bubba, no? Dopotutto è solo un negro...
Malgrado sia uno degli scrittori più dotti e raffinati dei nostri tempi, Percival Everett non disdegna – come ben sa chi segue con avidità il suo lavoro – coloriture satiriche e incursioni nel mondo della commedia, fin quasi a sconfinare nel vaudeville. È il caso di questo romanzo del 1994, un western giocato tutto sul filo del grottesco, dello sberleffo. Non si tratta solo di demolire i luoghi comuni del genere (cosa che comunque l'autore fa con ironia velenosa in questa parodia spassosissima): a Everett interessa soprattutto raccontare gli orrori e le follie del razzismo, cosa che fa in modo efficace ma giocoforza un po' manicheo dato il tono caricaturale della narrazione. Il nero Bubba, nonostante la sua brillante intelligenza, è trattato come un animale da bianchi semi-idioti che sembrano presi di peso da “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola (un paradosso quasi doloroso), mentre nativi americani saggi e tolleranti vengono braccati senza pietà da giacche blu assetate di sangue, guidate da un Custer disonesto e delirante. Quello descritto ne Il paese di Dio è un West cialtrone e sgangherato, lontanissimo da certi cliché hollywoodiani ma nonostante questo – o forse proprio grazie a questo - addirittura più vicino alla realtà storica.

 

 

 
 
 
 
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