Il palazzo del freddo

Il palazzo del freddo

Don Pietro lo richiama all’ordine nel solito modo che utilizza ogni giorno più volte al giorno con chiunque gli graviti attorno: si infila in bocca pollice e indice ed emette quello che a Roma viene chiamato fischio “alla pecorara”, dato che tradizionalmente viene visto come un ricordo dell’uso dei pastori. Marcello a quel punto sa che deve correre. Deve abbandonare il campo di calcetto dove i suoi piccoli alunni di catechismo ‒ dopo avergli fatto già vedere in aula letteralmente i sorci verdi ‒ si comportano come tigri assetate di sangue che non vedono l’ora di assestargli un bel calcio sugli stinchi, salire di corsa nel microscopico appartamento dove vive, al primo piano sopra alla chiesa, rimettersi in ordine alla bell’e meglio e ridiscendere giù di corsa, dove lo attende il suo autista. L’ispettore Marcello Sangermano deve indagare su un altro caso: un cadavere è stato rinvenuto su una panchina a piazza Vittorio, la più grande di Roma, all’Esquilino, il quartiere multietnico per eccellenza, quello in cui si vede nitidamente la mano dei Savoia quando fecero di Roma la capitale, nei giardini dove si trova la porta alchemica. O porta dei cieli. O porta ermetica. O porta magica. Insomma, il monumento fatto edificare dal marchese Massimiliano Savelli Palombara nella sua villa. La chiave per la pietra filosofale. Misteri su misteri, dunque, anche perché l’omicidio ne ricorda un altro, avvenuto tempo prima a Milano…

Marco Di Tillo è un autore e regista televisivo, oltre che uno scrittore. E si vede. Perché ha consapevolezza della necessità della tenuta del ritmo in una narrazione, qualunque essa sia, e la sua prosa è precisa, semplice, chiara, leggibilissima, lineare ma non banale, accattivante, non ha tempi morti, tiene desta l’attenzione del lettore in ogni momento sin dall’inizio. E del resto si capisce benissimo che conosce alla perfezione anche i luoghi di cui parla, in cui fa muovere, e con lui anche il lettore, che si sente coinvolto nella vicenda, così ben caratterizzata sotto ogni aspetto da far sì che chi ne viene a conoscenza si senta immediatamente portato a viverla, il suo protagonista, Marcello Sangermano, un ispettore di polizia canonico e stropicciato al punto giusto ma al tempo stesso originale, che torna a indagare in una nuova avventura in merito a una giovane cinese, bellissima come una modella, trovata morta con gli occhi sbarrati, come sorpresi, in un giardino pubblico uccisa da un colpo di fucile sparato da uno dei palazzi che circondano una delle più note piazze capitoline.



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