Il peso della farfalla

Il peso della farfalla
E' novembre, in montagna. Un camoscio annusa l'aria emergendo dal suo nascondiglio, un mugo scavato con le sue corna: nelle narici riconosce l'odore di chi, tanti anni prima, lo fece orfano. Capobranco imbattuto, quella mattina, oltre all'odore acre del fucile, avverte anche che la stagione appena iniziata sarà l'ultima della sua supremazia. Una taglia in più di qualsiasi altro maschio medio del branco, non c'erano stati più duelli da quando lui era diventato il Re: gli altri maschi, spontaneamente, si esiliavano in cerca di altri branchi da dominare, le femmine, spontaneamente, gli andavano incontro e si chinavano alla sua maestosità. E' novembre, in montagna. Un uomo imbraccia il suo fucile in cerca della sua ultima preda, il re dei camosci, la bestia che da anni insegue. Più di trecento ne aveva uccisi, di frodo, da solo, da quando si era ritirato a vivere in una stanza su tra le montagne. Quel giorno però un affanno nelle gambe gli suggerisce che anche per lui sarebbe stata l'ultima stagione di caccia. Lui che in paese veniva chiamato proprio il re dei camosci...
Tra le raffiche di vento, un cielo elettrico e minaccioso e il volo spezzato di una farfalla bianca seguiamo i passi incerti di un uomo e l'arpeggio della corsa dei camosci sui sassi, i cui “zoccoli (…) sono le quattro dita del violinista. Vanno alla cieca e non sbagliano millimetro”, impariamo le paure di entrambi, il vacillare del corpo al sentore della morte che si avvicina e che appaia tutti, uomini e bestie. Un Erri De Luca ritrovato, quello del racconto lungo Il peso della farfalla. La montagna diventa scenario del dialogo fra i cinque sensi di due spiriti solitari e speculari, natura e uomo, istinto ed esperienza che si preparano a un incontro predestinato. Un fraseggio sempre più corto, dietro il quale si sente il lavorio tipico dello scrittore, a sgrossare, cavare, togliere, fino a che del giro di frase non sia rimasto l'essenziale, il distillato. Perché anche le parole hanno un peso. Indefinito ma, a volte, decisivo. Proprio come quello delle farfalle.

 

 

 

 
 
 
 
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