Il peso della grazia

Giuseppe Del Moro detto Peppe è un fisico precario in Università: la sua ricerca continua ad aggrovigliarsi su se stessa, il suo docente di riferimento continua a considerarlo più che un ricercatore - e lui non ha titolo e neppure lo stipendio per essere nemmeno quello - come una sorta di segretario tuttofare. Peppe fa fatica a “mettere a fuoco” la realtà che lo circonda. Ad un certo punto tutto si dissolve e restano i suoi pensieri, il suo flusso interminabile di associazioni mentali. Un giorno, accompagnando il suo amico Lubo in ospedale, incontra una donna: è lì che tutto prende la giusta prospettiva. Lì che avviene l’epifania, come se tutta la vita di Peppe l’avesse portato proprio lì, proprio in quel preciso istante a conoscere Fiora Olivetti…
Per la prima volta Christian Raimo, uno degli intellettuali di spicco del panorama della letteratura italiana, si cimenta con un romanzo (le sue opere precedenti sono raccolte di racconti) e lo fa sorprendendo il lettore. Il peso della grazia è un’opera a tutto tondo, un romanzo cui bisogna approcciare con molta attenzione e cura. La lingua è complessa, ricca di sfumature, caleidoscopica, a volte anche “faticosa” per il lettore. Eppure. Eppure nel romanzo accade tutto e nulla, il ritmo è statico ed allo stesso tempo indiavolato. Raimo è scrittore profondamente ironico, di quella ironia non immediata ma che appena colta strappa un sorriso di gusto. Il romanzo si fa leggere, appassiona, attanaglia. Va però letto con calma, assaporando ogni singola parola, ogni aggettivo, perché l’autore non lascia nulla al caso, tutto è estremamente ponderato e calibrato in un bel gioco di equilibri linguistici. Raimo si rivela uno dei nostri talenti: una lettura da non perdere.

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