Il petalo cremisi e il bianco

Il petalo cremisi e il bianco
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1875, Londra. William Rackham è destinato a ereditare la fiorente industria profumiera del padre dopo che il fratello maggiore Henry ha scelto la carriera ecclesiastica, ma per il momento non ha alcuna voglia di diventare un imprenditore, piuttosto rinuncia via via al lusso – per stanarlo infatti il padre gli passa sempre meno soldi – preferendo dedicarsi a ben altre attività: la letteratura, l’arte, l’ozio, la frequentazione compulsiva di prostitute. Del resto come biasimarlo su quest’ultimo punto, visto che la moglie Agnes rifiuta quasi ogni contatto sessuale e passa i giorni chiusa in camera preda di strani incubi, terrorizzata dall’idea di avere il ciclo mestruale e rassegnata alle morbose visite ginecologiche alle quali la sottopone l’ineffabile medico di famiglia? A scuotere l’esistenza di William arriva l’incontro con la 19enne Sugar, una prostituta del tutto sui generis, diafana e  raffinata nei modi ma completamente disinibita, una che acconsente a qualsiasi pratica, anche quelle davanti alle quali le altre prostitute arretrano inorridite, ma in compenso sa discutere di Letteratura, legge (e addirittura scrive!) tra un cliente e l’altro. Ce n’è abbastanza per far letteralmente impazzire William, che ben volentieri passa sopra al seno piccolo di Sugar, alla sua magrezza, ai suoi capelli rossi, alla vitiligine che le percorre il corpo. Folle di gelosia, l’uomo stila un contratto con la maitresse per riservare la ragazza a sé e toglierla dalla disponibilità degli altri clienti del bordello nel quale esercita, ma ben presto anche quella sorta di “utilizzo in esclusiva” inizia a non bastargli più, e William comincia a riflettere su come portarsi Sugar direttamente a casa...

Definito da qualcuno - un po’ affrettatamente, a dire il vero - “il romanzo che Charles Dickens avrebbe voluto scrivere se la censura della sua epoca glielo avesse permesso”, Il petalo cremisi e il bianco (il titolo è ispirato a un verso di Tennyson: “Now sleeps the crimson petal, now the white”) ha l’ambizione di essere il romanzo vittoriano perfetto. Una sorta di creatura di Frankenstein fatta di ambientazione paradigmatica, congruo peso specifico (981 pagine, per gradire), personaggi archetipici, forti contrasti sociali, alla quale Michel Faber ha aggiunto robuste dosi di erotismo esplicito, con lo spirito di chi si è divertito a mostrare e concretizzare le pulsioni sessuali sepolte dal formalismo e dal moralismo tipici della società ottocentesca, quelle che di solito si dice nei romanzi in costume “vibrino in sottofondo”. Da una certa tradizione letteraria vittoriana è anche mutuato l’artificio del narratore onnisciente, una voce che conosce – e sembra fare molta fatica a non spifferare al lettore prima del tempo, a quanto pare - gli eventi in anticipo, e che ha libero accesso alle coscienze dei personaggi, senza segreti per il lettore. L’inizio del libro (con il protagonista che appare solo dopo 57 pagine) è un esempio formidabile, spossante e quasi irritante di questa tecnica: fortuna che nei momenti in cui il narratore va a farsi un pisolino il romanzo decolla davvero. Nel 2011 la BBC ha tratto dal romanzo una miniserie televisiva (per ovvie ragioni molto annacquata) con Romola Garai nel ruolo di Sugar e Chris O’Dowd in quello di William Rackham.

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