Il pianeta umano

Nel 1492 le tre caravelle di Cristoforo Colombo tracciano una prima rotta tra l’Europa e le Americhe. In quel momento l’esploratore genovese “scopre” un continente abitato da 60 milioni di persone. Nei decenni successivi le cosiddette civiltà precolombiane implodono, 50 milioni di nativi americani vengono sterminati dalle guerre, dal vaiolo e da altre malattie importate dai conquistadores. Il crollo della popolazione americana determina un improvviso abbandono di ettari ed ettari di terreno coltivato che vengono rapidamente riguadagnati dalle foreste. Gli alberi in crescita assorbono una quantità tale di anidride carbonica da raffreddare temporaneamente il pianeta, per un periodo di durata breve, dal 1594 al 1677, ma sufficiente a lasciare tracce rinvenibili nei campioni stratigrafici, negli anelli di accrescimento degli alberi, nelle stalattiti e nelle stalagmiti, con un picco databile al 1610: il cosiddetto golden spike, il “chiodo d’oro”, un marcatore che indica il passaggio del “sistema Terra” ad un nuovo stato, l’Antropocene, determinato da un impatto duraturo ed irreversibile dell’uomo sul pianeta, tale da determinare l’allungamento indefinito del periodo successivo all’ultima glaciazione. Riusciremo nei prossimi anni a mitigare il nostro peso sull’ambiente e a migliorare la qualità di vita di tutti gli esseri umani, o ci comporteremo come batteri in una piastra di Petri, che crescono sino a consumare del tutto il terreno di coltura, e poi muoiono per l’improvvisa carenza di risorse? In altri termini, la razza umana sopravvivrà all’Antropocene?

Nel 2015 sulla prestigiosa rivista “Nature” compare un articolo firmato da Simon L. Lewis, e Mark A. Maslin, all’epoca entrambi ricercatori presso il Dipartimento di Geografia del prestigioso University College di Londra. L’articolo, Defining the Anthropocene, merita il richiamo illustrato in copertina, ed introduce il concetto di “Antropocene”, “l’epoca in cui la componente umana del sistema Terra è abbastanza grande da influenzarne il funzionamento”, un vero e proprio periodo geologico, caratterizzato da una mutazione sostanziale nella relazione tra la razza umana ed il pianeta Terra. In questo libro - in originale The Human Planet: How We Created the Anthropocene - gli autori (nel frattempo a Lewis è andata la cattedra di “Scienze del cambiamento globale” e a Maslin quella di “Scienze del sistema Terra”, sempre presso lo University College of London) riprendono ed ampliano i contenuti di quell’articolo, realizzando un testo che analizza l’impatto sul “sistema Terra” dell’Umanità sin dai suoi albori, approfondendone su basi storiche, scientifiche, sociali, economiche, ogni aspetto, con rigore e precisione tali - la bibliografia e l’indice analitico occupano uno spazio rilevante, circa un quarto dell’intero volume - da rendere il saggio imperdibile per chiunque non voglia rassegnarsi a vivere in modo inconsapevole questa epoca di mutamenti rapidi che coinvolgono le nostre vite e quelle delle generazioni future.



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