Il pianista di Yarmouk

Il pianista di Yarmouk

Una foto che ha fatto il giro del mondo lo ritrae mentre suona il pianoforte con una maglietta verde in mezzo al grigio delle case del suo quartiere bombardato. È diventata l’immagine simbolo della guerra in Siria. Ma una foto non dice tutto quello che è accaduto prima e quello che accadrà dopo e allora Aeham racconta tutto dall’inizio. All’alba, come al solito, è andato a prendere l’acqua insieme ai suoi amici. Al buio, spingendo un carretto con una tanica da mille litri. L’esercito di Assad assedia Yarmouk, il quartiere di Damasco dove vive, niente più entra o esce: no acqua, no corrente elettrica, no riso, no pane. Sono già morte più di cento persone per inedia. La mattina beve una tazza d’acqua calda con la cannella, perché non ci sono caffè o tè da molto tempo. Aeham suona il piano da quando aveva cinque anni, la sua famiglia ha un negozio di strumenti musicali, ora è chiuso, nessuno compra più strumenti o accessori musicali. Nella disperazione della guerra decide di suonare per le strade, tra le macerie, coinvolgendo le persone, convinto del potere salvifico della musica. Quella mattina ha appuntamento con Niraz, il fotografo i cui lavori sono pubblicati da grandi agenzie. Quando si mette al piano pensa a Ziad al-Kaharraf. In passato , prima della guerra, Ziad era benestante e vendeva il miele per passione. Ziad gli ha dato una poesia dedicata alla moglie, morta al checkpoint dove era andata con il permesso per poter partorire a Damasco, ma sul permesso il nome era sbagliato e i soldati non l’hanno fatta passare, per due lettere invertite ha atteso ore e ore e alla fine…

Il pianista di Yarmouk di Aeham Ahmad è un libro vero, così potente nella sua semplicità che il lettore arrivato all’ultima pagina il lettore non è più la stessa persona. Parla della vita di un popolo da anni sotto assedio, racconta le emozioni, le mancanze, le perdite e inaspettatamente rivela la caparbietà dell’uomo a sperare, a fare scelte che possono sembrare inconsulte come suonare e cantare in mezzo alle macerie o voler mettere al mondo un secondo figlio quando manca il cibo anche per il primo. Vivere, non solo sopravvivere. Aeham è diventato suo malgrado il simbolo del conflitto siriano, un eroe perché ha fatto la sua rivoluzione usando la musica. Senza sventolare bandiere, a colpi di note ha dato voce alla sua protesta, alle persone forti, amorevoli e coraggiose che sono parte della sua vita, a quelle che sono morte. Tra le pagine affiora il triste stupore per essere lui sul palcoscenico invece di chi lo ha spinto a scrivere musica, di chi ha spinto il pianoforte nelle strade con lui “Vorrei che il mondo comprendesse cosa succede in Siria e naturalmente, vorrei la pace laggiù. Per quanto riguarda me, mi auguro di sconfiggere il senso di colpa. Al resto del mondo, auguro di non dover mai vedere quello che ho visto io: sono cose che difficilmente potreste immaginare, ma che mi auguro possiate capire leggendo. Perché non si ripetano”.



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