Il piccolo principe è morto

Il piccolo principe è morto

Perugia, anni Ottanta. L’arrivo di Riccioli Neri lo desta dal torpore esistenziale e, come sempre, passeggiando abbracciati, arrivano nella libreria di via Oberdan. Anche solo per sentire l’odore dei libri. Adora quando lei gli legge qualcosa. Da sempre. Da quando l’ha vista la prima volta immersa nella lettura. Galeotto il libro che li ha fatti innamorare, un regalo di lei. Letto e riletto così tante volte da fargli meritare il soprannome di Piccolo Principe. Il suggello del loro amore arriva inaspettato: una prima volta imbarazzante ma così emozionante dal far esplodere il cuore. L’amore, l’unica forza che lo sostiene nella fatica quotidiana di vivere in una famiglia sentita estranea, distante. Difficile come il mondo scolastico nel quale i professori “si interessano sempre a tutto tranne che alle cose importanti”. Riccioli Neri trascina via i cattivi pensieri e riesce, con la sua ostinata determinazione, a prepararlo per superare l’esame di maturità. E ancora lei gli è accanto nel panico dei primi giorni di università. Sempre più attiva lei, sempre più disorientato lui. Fino al giorno in cui tra loro non c’è più spazio per l’amore. Da lì in poi, Piccolo Principe sperimenta una terribile quanto veloce discesa agli inferi…

Una storia d’amore adolescenziale come tante, intensa e totalizzante. Due mondi così diversi, da creare un’unione improbabile: lei smania per la fame di sapere, lui si smarrisce nella complessità del mondo, vittima di un “disorientamento cosmico”. Lei decide per lui, sceglie, organizza, dispone; lui vive di luce riflessa, abbeverandosi a quella energia. Lei che scambia l’istinto materno con l’amore e lui “che non avrebbe mai scambiato un serpente che mangia un elefante con un cappello”. L’amore è la forza che muove il mondo ma la sofferenza profonda, il sentirsi inadeguati, l’incomunicabilità trovano patria nell’esperienza del sesso da consumare velocemente, nella dipendenza da droghe e alcool che aiutano a non pensare, nelle lacrime liberatorie che alleggeriscono un’esistenza senza futuro. Riccardo Lestini, con un linguaggio secco, diretto ed essenziale, scava nell’animo umano, tra le fragilità e le solitudini. Gli anni Ottanta, anni di eroina e collettivi universitari, fanno da cornice e contenitore al viaggio nelle zone d’ombra, tra i fantasmi e le paure di una generazione destinata a pagare a caro prezzo l’illusione di una vita facile. I riferimenti musicali (che i lettori che hanno vissuto quegli anni certamente riconosceranno e apprezzeranno) costruiscono una sorta di colonna sonora che attraversa la narrazione e segna il ritmo del racconto. Una storia da leggere tutta d’un fiato, lasciandosi colpire da una realtà mai troppo lontana.



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