Il pipistrello bomba

Gli Stati Uniti nella loro storia hanno vinto guerre e conquistato territori grazie a mosse imprevedibili, ottime strategie e operazioni militari pianificate alla perfezione. Tuttavia, ben nascosti da questi innumerevoli successi, si trovano altrettanti fallimenti, frutto di progetti elaborati in buona fede ma perversi e contorti (per non dire altro). Ad esempio l’Operazione Capricious, concepita da Stanley Lowell, membro dell’OSS – Office of Strategic Services, servizio segreto statunitense operante durante la Seconda Guerra Mondiale – nel 1942: per sbarazzarsi dei nazisti guidati da Rommel in Africa, aveva proposto di riversare in Marocco della cacca sintetica, in modo da attrarre le mosche e scatenare un’epidemia batteriologica. Oppure l’Operazione X-Ray, ideata anch’essa durante la Seconda Guerra Mondiale ma da un dentista di nome Lytle Adams, la quale proponeva di risolvere il conflitto nippo-americano in questo modo: addestrare dei pipistrelli, attaccare al loro corpo una bomba e poi lanciarli in Giappone, per poi guardarlo esplodere, letteralmente. O ancora il Progetto Fantasia, pensato sempre nell’ambito della guerra contro il Paese del Sol Levante, il quale prevedeva di schiacciare psicologicamente i soldati nipponici ricorrendo a delle volpi (kitsune in giapponese). Edgar Salinger, la mente a capo del progetto, aveva scoperto che questo animale era visto, nella cultura nipponica, come portatore di sinistri presagi. La soluzione era dunque a portata di mano: tingere delle volpi con una vernice fluorescente, falle sbarcare in Giappone e vedere i combattenti nemici darsela a gambe…

La storia da noi studiata e conosciuta (si presume), scrive l’autore di questo saggio, è una storia che comprende solo i successi, “la storia degli esiti”, e non si ferma mai a guardare i fallimenti. Il pipistrello bomba. E altri assurdi progetti militari mai realizzati è un libro che funge da contrappasso a tutti questi trionfi. Ex-docente di storia (soprattutto diplomatica e militare) presso l’Università del Maryland, conduttore del podcast settimanale “SpyCast” e curatore dell’International Spy Museum di Washington D.C. – museo aperto nel 2002 e dedicato alla storia, alle tecniche e al ruolo dello spionaggio –, Vince Houghton si è servito di ricerche storiografiche e di testimonianze di amici e colleghi del settore (puntualmente poi verificate attraverso il vaglio di fonti ufficiali) per elencare le operazioni militari ed i progetti scientifici più assurdi concepiti dagli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda. L’obiettivo, duplice, è perseguito attraverso due sentieri: da un lato, il tono ironico si prefigge di divertire, catturando e tenendo viva l’attenzione del lettore, che si può perdere facilmente tra i (troppi) numeri, nomi e tecnicismi presenti all’interno di ciascun racconto. Dall’altro, resta da chiedersi perché sia stato scritto un libro che raccoglie i più grandi insuccessi della storia americana (gli statunitensi sono famosi per essere abbastanza sciovinisti) e la risposta sembra essere nascosta tra le righe, a mo’ di morale: è necessario in primis abbattere molti luoghi comuni che sono stati creati durante la Guerra Fredda, e che ancora perdurano e, molto più importante, è giusto ricordare che ogni tanto anche i (presunti) migliori sbagliano.

 


 

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