Il pollice del violinista

Il pollice del violinista
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Il 6 agosto del 1945 è un giorno maledettamente fortunato per lo sfortunato Yamaguchi. Appena sceso alla fermata dell’autobus vicina al suo posto di lavoro, la Mitsubishi di Hiroshima, l’uomo si accorge di avere dimenticato a casa l’inkan, il timbro per entrare in fabbrica. Ma i contrattempi non sono ancora finiti, cosicché quando la bomba atomica esplode su Hiroshima, neutralizzando la fabbrica della Mitsubishi, Yamaguchi non è ancora arrivato al lavoro. Salvo per miracolo e con la pelle a brandelli, l’uomo riesce addirittura a lasciare Hiroshima, per raggiungere la sua famiglia, a Nagasaki, dove anche la seconda bomba lo risparmia. Benché l’intensità della radiazione assorbita fu tale da non risparmiargli le pene di Giobbe, Yamaguchi, divenne padre per la seconda volta e visse fino al 2010. Considerato il diluvio di radiazioni nucleari che lo ha investito per ben due volte consecutive, com’è possibile che Yamaguchi sia sopravvissuto a lungo e la sua progenie sia nata sana? La soluzione è scritta in un alfabeto di sole quattro lettere, ACGT, in grado però di scrivere e raccontare l’infinita variabilità della vita, è la molecola del DNA. Inseparabili come Stanlio ed Ollio, DNA e geni raccontano la storia sorprendente dell’evoluzione umana e svelano, se letti con dedizione, le affascinanti storie individuali. Come il prodigio, o meglio la disabilità su base genetica, che permise al grande Maestro Paganini di avere dita estremamente flessibili. Di sicuro, un elemento di vantaggio per un virtuoso dell’archetto, come fu per Sergej Rachmaninov il possesso di mani gigantesche, probabilmente dovute alla sindrome di Marfan. Insomma, è proprio vero che ci sono persone nate per compiere speciali performance? E DNA e geni possono anche spiegarci la biologia delle emozioni? Il perché di alcuni comportamenti? A chi si chiede perché mai le “gattare” si diano tanto da fare per i felini quadrupedi, la molecola della vita può offrire risposte. Ma chi avrebbe mai immaginato un collegamento tra l’accudimento dei gatti randagi e la temerarietà alla guida di una motocicletta?

Coinvolgente come un romanzo giallo e divertente come “una notte al museo” della scienza, il libro di Sam Kean è un capolavoro narrativo. Con un approccio user-friendly alla biochimica del DNA, dosando informazioni, nozioni e aneddoti, Kean racconta la storia della genetica a piccoli passi. Tra le righe, le incursioni della matematica e della linguistica nella decifrazione del codice genetico e le molteplici storie dei protagonisti della genetica, i successi, le delusioni e le incredibili intuizioni di personaggi noti, come Mendel e Morgan, o piuttosto sconosciuti al grande pubblico, come le scienziate suor Miriam, pioniera del DNA, Lynn Margulis e Barbara McClintock. Con un background in fisica e in letteratura inglese, lo statunitense Sam Kean è un affermato scrittore di scienza, con un talento speciale nel rendere in forma di narrazione le difficili lezioni di scienza, dalla biologia alla chimica, alla fisica. Il saggio, edito nel 2012 e pubblicato in Italia da Adelphi nel 2016, è stato vincitore dell’edizione 2017 del Premio Letterario Merck.



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