Il ponte dei delitti

Il ponte dei delitti

L’inglese Nathan Sutherland è console onorario a Venezia. Per questo suo incarico, a titolo assolutamente gratuito, si preoccupa di assistere turisti inglesi in difficoltà o derubati, soprattutto per il problema dei documenti. Ma la sua è soltanto una prima assistenza, perché poi subentra l’ambasciata di Milano. Si mantiene facendo traduzioni, occupazione che svolge via mail e che si è portato dietro dalla Gran Bretagna. In realtà a Venezia ha seguito sua moglie che aveva ricevuto un incarico per un anno dall’Università, poi lei è stata richiamata in patria per un nuovo incarico, mentre Nathan ha deciso di rimanere in Italia: è troppo bella la città lagunare della quale si sta innamorando e poi gli piace quello che fa, si è fatto degli amici, si trova bene e ha pure un gatto, chiamato Gramsci, da accudire. Una mattina entra nel suo ufficio un tale, mister Montgomery, con la pretesa che gli conservi un pacchettino in cassaforte. Non vuole rivelarne il contenuto, né vuole trovare altre soluzioni, nonostante il console continui a sottolineare che tutto ciò non è possibile, che quello non è un deposito bagagli e che forse è meglio usufruire della cassaforte dell’hotel presso il quale Mr Montgomery risiede a Venezia. A Nathan questo tipo proprio non piace, soprattutto dopo che si lascia anche scappare di non aver mai avuto problemi con il console precedente che egli conosce personalmente come uomo virtuoso e tutto d’un pezzo. Pochi giorni dopo Nathan viene contattato dalla Galleria dell'Accademia il cui guardarobiere lo esorta ad andare a riprendersi il suo pacchetto...

Il crimine legato all’arte che diventa un gioco, una rivalità fra fratelli, una tappa a scadenza annuale... forse è anche per questo che il titolo originale del romanzo è The Venetian Game, il gioco veneziano! Di certo la città che fa da sfondo al dipanarsi delle avventure di Nathan è splendida, affascinante e lussuosa anche oggi e comunque splendida pur in risvolti un po’ torbidi nei quali le forze dell’ordine hanno le mani legate e il potere si gioca anche sul tavolo della legalità che non c’è mai nei furti su commissione, ma che di fronte a un nome altisonante, come quello dei Moro, diventa quasi possibile, forse anche per evitare complicazioni di vario genere. E Venezia è lì che sta a guardare, percorsa in lungo e in largo in tutto il suo splendore. Itinerari conosciuti e talmente chiari (d’altronde lo scrittore scozzese, vive a Venezia da un paio di decenni) da ritrovarsi immersi e coinvolti nella storia, al punto da scappare correndo per i ponti, vivere il caos dei turisti a Piazza San Marco, passare per i canali dove si spostano leggere le gondole, salire su quel traghetto così pieno che sembra quasi di non poter nemmeno respirare. E poi per il console Nathan Sutherland, abitare in Calle degli Assassini... è quasi una premonizione! Un thriller che poi così thriller non è, pur nel suo intreccio criminale dove non si risparmiano vite umane in nome del possesso, ma che mantiene tutta la sua suspense, se di questo si può parlare, nelle motivazioni e nelle regole del gioco, in una follia che solo la noia del potere e dei soldi può generare.



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