Il ponte di argilla

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“C’era una volta, nella marea del passato dei Dunbar, una donna che aveva molti nomi”. Matthew di notte seduto al tavolo di cucina scrive a macchina, la vecchia MSD della nonna, mentre in casa gli altri dormono. L’ha recuperata il giorno dopo il suo matrimonio, facendo una buca nel cortile dietro la casa dei Mechison, quella casa dove aveva vissuto con i suoi cinque fratelli, da soli, senza adulti. Prima di arrivare alla MSD hanno trovato lo scheletro di un cane, poi quello di un serpente e infine avvolta in tre strati resistenti di plastica, la vecchia Remington grigio proiettile, con i tasti neri che sembrano i denti di un mostro. È magnifica. Così Matthew è tornato a casa con la MSD, la carcassa di un cane e le ossa di un serpente. Sulla strada del ritorno si è fermato per dormire un po’ e mentre il sonno prendeva il sopravvento nella mente si è fatto spazio il pensiero che sempre esiste un “prima del principio” che spiega il perché delle cose. Il giorno dopo Matthew è a casa. Matthew batte i tasti neri della MSD, è contento, quando hai qualcosa da dire diventa più facile scrivere. Racconta la storia della sua famiglia tragicamente sgangherata, quella che in un fumetto avrebbe la scritta Boom ! E inizia con Clay, il quarto dei fratelli Dunbar, perché quello che gli è accaduto ha cambiato tutti…

Il ponte di argilla è il primo romanzo per un pubblico di lettori adulti di Markus Zusak, autore australiano nato nel 1975 che vive a Sydney con la moglie e i due figli. È passato più di un decennio dalla pubblicazione di Storia di una ladra di libri , tradotto in quaranta lingue, bestseller da otto milioni di copie dal quale è stato tratto nel 2014 l’omonimo film diretto da Brian Percival con protagonisti Sophie Nélisse, Geoffrey Rush ed Emily Watson. Perché tutto questo tempo? “Ho impiegato la maggior parte di questi anni a fallire. Ho perso un’infinità di tempo a ritrovare la voce giusta per dar vita a qualcosa di nuovo e credere ancora in me stesso come scrittore. Quando un romanzo ha un successo enorme e inaspettato, come è accaduto a Storia di una ladra di libri , cose ottime bussano alla tua porta. Ma con loro entra anche una certa dose di oscurità”. Zusak confida che aveva in testa la storia dei Dunbar da quando aveva vent’anni, ma non era pronto. Un po’ di quella incertezza trapela dalle pagine, l’inizio della lettura è faticoso: tante, troppe anticipazioni, salti temporali, rimandi e flashback, tantissimi personaggi, il lettore si perde a tratti si annoia, la narrazione è poco scorrevole. Si deve resistere per almeno un terzo del romanzo, ma passato questo scoglio ci si ritrova immersi nella storia della famiglia Dunbar, ci si commuove, si entra in empatia con i personaggi. Un romanzo di formazione molto articolato e di pregio, ambientato in Australia, con tantissimi riferimenti classici, innumerevoli eventi trattati attraverso gli occhi di un adulto dall’anima fanciulla. Così le relazioni hanno connotati netti, se te ne vai sei un traditore, o con noi o contro di noi, non esistono mezze misure, ma se c’è un legame affettivo profondo quello resta al di là del tempo e dello spazio. E in questo caso gli oggetti, i luoghi diventano simboli del legame fra le persone che si amano, diventano il libro, la lettera, la macchina da scrivere, la scatola, l’accendino: non un libro, una lettera, una macchina da scrivere, una scatola, un accendino, non uno qualunque Insomma. Quell’oggetto assume un significato profondo, si anima, diventa memoria di relazione, perché ogni cosa che accade nella vita è importante e influenza la nostra vita. Una saga familiare dolorosa e fragile come un ponte di argilla, ma capace di resistere secoli e secoli. Non a caso il narratore si chiama Clay, che in inglese vuol dire anche argilla, il personaggio che sarà la chiave di volta della storia.



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