Il ponte di Istanbul

Monaco 1951. Franz Babinger, orientalista e storico dell’Impero Ottomano riceve una lettera dal Topkapi Sarayi di Istanbul, l’antica reggia dei sultani, quella che un tempo gli europei chiamavano “La Sublime porta”. La lettera che Babinger riceve rivela una storia fino ad allora sconosciuta e, soprattutto, contiene un’altra lettera: destinatario Bayezid II, sultano a cavallo fra il 1400 e il 1500; mittente Leonardo Da Vinci. La lettera è partita da Genova, il 3 luglio 1502. E dice: “Io, vostro servo, ho saputo della vostra intenzione di fare costruire un ponte da Galata a Stambul, ma non siete riusciti a farlo perché non avete trovato un esperto. Io, vostro servo, ne sono capace.” Galata è la città fondata dai genovesi che, dall’altra parte del Corno d’Oro, fa da dirimpettaia a Costantinopoli/Stambul. Nel punto più stretto, ci sono 280 metri d’acqua a dividere le due città, un braccio di mare fra i più trafficati al mondo, crocevia dei commerci fra oriente e occidente nei quali i genovesi hanno un ruolo cruciale. Leonardo, artifex e mathematicus, uomo che con il calcolo domina e sfrutta le leggi di natura, raccoglie la sfida di unire quelle due città gemelle, senza compromettere il traffico marittimo. Progetta il suo ponte con un unico arco gigante sospeso sopra il Corno d’oro: un ponte alto 40 metri e lungo 350. Un’opera di proporzioni mai viste prima, su un modello architettonico di cui si hanno esempi nel nord Italia, ma su scale sensibilmente minori. Risultato? Il ponte non si farà. Qualche anno dopo il sultano proverà con un altro genio italico: Michelangelo. Ma anche il suo progetto rimarrà lettera morta negli archivi. Solo a metà Ottocento un ponte collegherà le due sponde. Il progetto di Leonardo invece vedrà la luce solo nel 2001, a qualche chilometro da Oslo, in Norvegia…

Eppure, all’occhio attento della storica Gabriella Airaldi, l’immagine di quell’incompiuto, il vuoto lasciato ad aleggiare sul Corno d’oro laddove Leonardo aveva immaginato il ponte, ci racconta una storia molto più complessa di quella che a prima vista sembrerebbe solo la cronaca di un appalto non affidato. Quel ponte inesistente diventa un’originale chiave di lettura delle relazioni fra Oriente e Occidente, e in special modo delle relazioni fra Genova, l’Oriente e il Mediterraneo tutto. Quella Genova che in Galata aveva una copia conforme all’originale, stretta fra mare e colline, sulle rive del Bosforo. Già nel 1267 i genovesi ottengono in concessione dai Bizantini quel pezzo di terra, oggi divenuto il centro della megalopoli Istanbul. Lì impiantano la loro colonia cosmopolita, retta da un podestà legato alle famiglie nobiliari e mercantili della madrepatria e beneficiaria di assoluta immunità fiscale. Lì i genovesi costruiranno la Torre di Galata, ancora oggi elemento distintivo dello skyline di Istanbul. Dalla vicenda di un ponte, materiale, irrealizzato l’autrice ci porta alla conoscenza di un ponte, immateriale-culturale-economico, solidissimo, che lascia tracce profonde: quello che collega i genovesi e Bisanzio, Costantinopoli o Istanbul che dir si voglia. Insomma, la Porta d’Oriente. Un libello agile, denso, istruttivo, imperdibile per gli appassionati di storia del Mediterraneo. Un omaggio al genio di Leonardo e al suo immaginario mediterraneo, nel cinquecentenario della sua morte.

 


 

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