Il pornografo del regime

Il pornografo del regime
Copertine e vignette satiriche di uno fra i più famosi illustratori italiani del '900, ovvero quel Mameli Barbara che con le sue 'donnine', corrispettivo italiano delle 'pin-up' americane e succedaneo cartaceo delle maggiorate fisiche cinematografiche degli anni '50, influenzò indubbiamente - pur fra censure e varie noie giudiziarie - la morale comune dell'Italia che fu...
C'era una volta il Marc'Aurelio, giornale satirico tra i più famosi e longevi (fondato nel 1931 e con alterne vicende attivo fino al 1958) le cui pagine ospitarono alcuni dei più acclamati illustratori italiani, tra cui Gabriele Galantara e Attalo, nonché alcuni personaggi in seguito divenuti autori cinematografici di primissimo piano come Ettore Scola, Steno e Federico Fellini. Uno dei collaboratori più longevi fu senza dubbio Mameli Barbara, a cui Salvatore Mugno dedica questa meritevole antologia. Barbara divenne celebre per le pungenti vignette satiriche, che, a dispetto della loro apparente semplicità, prendevano sottilmente di mira i malcostumi italiani (esemplare in tal senso la serie di vignette dedicate ai medici, che fece infuriare non poco la categoria) ma soprattutto per le sue 'donnine': da quelle protagoniste delle sue vignette a quelle più 'prosperose' disegnate nei primi anni '50 per i paginoni (o le copertine) a colori del Marc'Aurelio e de Il Travaso, antesignane, se vogliamo, di quelle delle riviste per soli uomini. Mameli Barbara d'altronde, pur avendo iniziato la sua carriera come illustratore sportivo, sin dagli inizi si era dedicato alle bellezze femminili, più o meno in parallelo alle coeve 'Signorine Grandi Firme' disegnate da Gino Boccasile per la rivista Le Grandi Firme che, pur in un lasso di tempo brevissimo (dal 1937 al settembre 1938, anno in cui la testata fu costretta a chiudere dal regime fascista), riuscirono a far breccia nell'immaginario collettivo di ogni italiano. Nel saggio introduttivo Salvatore Mugno spiega le varie fasi dell'attività di Barbara, le vicissitudini giudiziarie legate al suo mestiere (sia durante il fascismo che nel dopoguerra) e la sua abilità nel cogliere sul nascere e nel sottolineare, attraverso le sue vignette, i cambiamenti più o meno evidenti che avvenivano nei costumi degli italiani. Barbara, infatti, ai suoi tempi non aveva timore di rappresentare una donna elegante ma dai costumi disinibiti (come in 'Impossibilità mani... festa' pubblicata sul Marc'Aurelio nel 1934), al tempo stesso vittima del gallismo insito nel Dna dell'italiano medio ma anche abile amministratrice delle proprie doti 'morali' e fisiche a seconda della convenienza del momento. Tutto questo dimostra come l'anticonformismo di Barbara fosse realmente in anticipo sui tempi.

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