Il porto delle anime

Il porto delle anime

Non è la prima volta che Jasmin si trova in quel posto affollato, dove tutti corrono e parlano lingue strane: è una città portuale cinese ma imbarcarsi non sembra la scelta migliore da fare. Quella volta, la prima, quando era stata ferita in Kosovo durante una pericolosa azione militare, il tenente dell’esercito svedese Pascal-Anderson, Jasmin Pascal-Anderson, aveva visto due dei suoi uomini salire su una dei quelle barche. Al suo risveglio in ospedale aveva appreso che i due ragazzi erano morti. Quando lei aveva raccontato del porto, della bilancia su cui era stata pesata, della targhetta al collo necessaria per poter tornare indietro, nessuno le aveva creduto. “Disturbo post traumatico da stress”, avevano detto, e poiché lei insisteva con la sua verità era finita in un ospedale psichiatrico. Piano piano si era ripresa, forse in parte si era convinta di aver avuto davvero un incubo o delle allucinazioni. Poi era nato Dante, dalla relazione scombinata con uno dei suoi ex commilitoni. Ma una sera Jasmin e il suo bambino rimangono vittime di un incidente stradale. E adesso eccola lì, di nuovo in quel posto orribile. Non può essere lo stesso incubo, non le stesse allucinazioni di tanti anni prima. Anche Dante è in quel posto, ma è troppo piccolo, non sa scrivere, possono ingannarlo e rubargli la targhetta e così non potrebbe più tornare indietro. Jasmin all’improvviso si sveglia in ospedale, sa che nessuno le crederebbe nemmeno stavolta, ma Dante è rimasto lì e lei deve tornare indietro, deve tornare a tutti i costi a riprendersi il suo bambino…

Soltanto pochi mesi dopo il successo de Nella mente dell’ipnotista, Lars Kepler pubblica un nuovo romanzo, un thriller psicologico questa volta, incentrato su una paura antica come l’uomo, anzi connaturata alla vita stessa: l’aldilà. Che cosa ci sia dopo la morte è la domanda delle domande, affrontata da filosofi, religioni e speculazioni di ogni tipo. Il racconto di chi si è svegliato dopo essere tecnicamente morto per qualche istante o addirittura parecchi minuti attira sempre l’attenzione dei vivi, spaventati dall’ignoto, che scelgono di credere alla versione che più li conforta. E così si racconta di tunnel, di luci abbaglianti, di figure celesti. I miti di ogni civiltà hanno il loro immaginario in merito e ogni forma d’arte, dalla letteratura alla pittura, si è cimentata con questo tema affascinante, spesso con puri intenti apotropaici o per esorcizzare le paure. La medicina, naturalmente, dà spiegazioni più prosaiche: sarebbe l’ipossia a causare una specie di allucinazioni, probabilmente sollecitando zone della memoria in cui si sono incamerati inconsapevolmente dei dati secondo meccanismi ancora sconosciuti. Il discorso sulle esperienze pre-morte sarebbe ampio, ma ciò che preme dire qui con questa premessa è che da un romanzo del genere ci si sarebbe aspettato molto. E invece l’aldilà raccontato dai coniugi Ahndoril, che dal 2009 macinano successi con lo pseudonimo di Lars Kepler, ha poco di spaventoso, molto di caotico e persino qualcosa di involontariamente comico (ad esempio, in quanto non proprio morte morte, queste anime in transito passano il tempo ad accoppiarsi allegramente!). In conclusione: questa scombinata e improbabile discesa agli Inferi - o meglio ad una sorta di Limbo - potrebbe anche essere una storiella divertente, anche se un po’ monotona e vista in mille salse diverse, ma è del tutto inaccettabile da scrittori come gli Ahndoril. E allora: ridateci l’ispettore Joona Linna! Per favore!



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