Il postino di Neruda

Il postino di Neruda
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Mario Jimenez, figlio di José Jimenez, pescatore del paesino cileno di San Antonio, decide un giorno del 1969 di abbandonare il lavoro di famiglia e di accettare un lavoro come postino per consegnare la posta a Isla Negra per un destinatario particolare, il poeta Pablo Neruda. Munito di bicicletta, Mario si dedica al nuovo lavoro con puntualità ed entusiasmo e con la speranza di trovare un giorno il coraggio di farsi autografare dal maestro la sua copia dell’amato libro Odi elementari, comprata con il suo primo stipendio. Finalmente, nella routine quotidiana della consegna della posta, Mario ha l’opportunità di scambiare le prime parole con Neruda e già dalla prima conversazione apprende per la prima volta il significato della metafora. Un giorno, dopo un vano tentativo di creare una sua metafora scrutando l’andirivieni dell’oceano, Mario decide recarsi alla vicina osteria, dove rimane stravolto dalla visione di una ragazza. La visione, di nome Beatriz, è purtroppo solo oggetto di lunghe contemplazioni, in quanto il ragazzo è incapace di proferir parola davanti a lei. Durante la consegna di un telegramma urgente a Neruda, avente ad oggetto l’offerta per la candidatura alla Presidenza della Repubblica dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cileno, Mario non resiste dal rivolgersi al poeta nella speranza di ricevere sia il suo aiuto per riuscire a parlare alla ragazza, sia una poesia per far colpo su di lei…

Il postino di Neruda è un libro sulla poesia ed è non incidentalmente carico di poesia, la storia di un’amicizia molto particolare in un momento ancor più particolare della storia del Cile. È un libro dolce e amaro al tempo stesso, talora pittoresco in alcune descrizioni, a tratti malinconico senza però risultare triste, ricco nella sua semplicità. La parte iniziale narra dell’amicizia genuina tra due uomini molti distanti tra loro per cultura ed estrazione sociale, ma che ‒ forse un po’ per caso, forse un po’ per reciproca simpatia ‒ costruiscono un rapporto sincero e franco, basato su dialoghi, consigli e profonde conversazioni. A far da cornice, una natura selvaggia ed incontaminata, che l’autore descrive con superba maestria, e il rumore dell’oceano, tanto poetico quanto i versi di Neruda. Man mano che la storia evolve entrano in gioco altri personaggi e si fa sempre più incalzante e predominante il momento storico (il romanzo infatti inizia nel 1969 per concludersi quattro anni dopo, nel 1973, anno del golpe cileno di Augusto Pinochet e della morte del poeta, avvenuta ufficialmente per un tumore della prostata ma secondo alcuni storici per volontà di Pinochet). La narrazione cambia, si passa da descrizioni e situazioni vivaci, a tratti persino divertenti, ai toni più seri caratteristici di una realtà politica convulsa, con la vittoria di Salvador Allende e i cambiamenti ‒ prima ammantati di speranza, poi circondati da tensioni e furiose polemiche e infine drammatici ‒ che il nuovo scenario cileno porterà. Ed è infatti con le ultime pagine, strettamente collegate all’evolversi del periodo storico, e soprattutto con l’epilogo, che l’autore ci permette di intuire la portata degli eventi. Libro che lascia indubbiamente il segno e dal quale è stato tratto (molto liberamente, con un’ambientazione caprese invece che cilena) il film Il postino, che rappresentò anche l’ultima interpretazione del grande Massimo Troisi.



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