Il posto della scienza

Il posto della scienza
È ragionevole pensare che la scienza sia all’origine di molti dei problemi della società contemporanea? Mettere un freno allo sviluppo tecnologico salvaguarderebbe le nostre vite dall’incertezza e dalla complessità che divora la semplicità? Se la ricerca scientifica non riesce a spiegare l’origine e il fine dell’universo ha fallito nel suo mandato più importante? Il viaggio di Edoardo Boncinelli prende l’avvio dall’analisi del posto che la scienza occupa nella cultura dei nostri giorni. Di come sia giunta, attraverso i recenti passaggi della teoria della relatività e della meccanica quantistica, a diventare agli occhi dei suoi detrattori incapace di venir fuori dal principio di indeterminatezza di Heisenberg (drastico ridimensionamento della legge di causalità, che ci costringe a passare dalla certezza all’ambito della probabilità), di affermarsi oltre il principio di falsificazione di Popper (una legge scientifica può dirsi veramente valida solo se è possibile falsificarla sperimentalmente), non in grado insomma di restituire all’uomo le certezze e le verità di cui ha bisogno. I valori collettivi e di progressività della scienza vengono affermati con forza dal genetista che espone laicamente e con convinzione la solidità del metodo scientifico sperimentale, che ricerca la riproducibilità e l’universalità dei fenomeni, per spiegare il mondo in cui viviamo, pur avendo imparato da Bertrand Russell che “tutte le scienze esatte sono dominate dall’idea dell’approssimazione”...
Attraverso un percorso a tappe, Il posto della scienza contesta con rigore e inattaccabile metodo deduttivo tutte le critiche che ordinariamente la nostra società muove alla scienza, denuncia l’insensatezza delle richieste che ad essa formuliamo e disvela l’ambiguità e l’infondatezza di molte delle affermazioni che comunemente riferiamo alle scienze, sia quelle cosiddette hard (fisica, chimica, biologia, ecc.) che quelle soft (economia, sociologia, ecc.). Con dovizia di argomentazioni, il libro esalta il valore della scienza come strumento di conoscenza del reale, utilizzando i principi del riduzionismo, del determinismo statistico e probabilistico. In contesti limitati e a determinate condizioni, essa è in grado di spiegare anche l’aleatorietà ed erraticità dei meccanismi biologici.
Esprimendo valutazioni equilibrate e “neutrali” sulle principali polemiche che stanno infuocando il dibattito pubblico contemporaneo (OGM, cellule staminali, ecc.), viene approfondito il rapporto tra scienza e tecnica, soffermandosi in particolare sul mondo della medicina e della genetica. Il testo si conclude con un’attenta esposizione dei limiti e dei confini invalicabili della scienza, che peraltro acquistano maggiore significatività in quanto vengono “confessati” da uno che si riconosce tra i più vicini allo scientismo, posizione “che non ammette nessun’altra visione del mondo che non sia quella scientifica”. Edoardo Boncinelli è un noto scienziato italiano, esperto di biologia molecolare e genetica, ha studiato in profondità le interazioni tra i geni e i meccanismi celebrali ed è un appassionato di filosofia. Con uno spirito genuinamente laico, il saggio traccia i confini del metodo scientifico e contemporaneamente prende le distanze da chi, accusando di prepotenza e tirannia il mondo della ricerca scientifica e tecnologica, tenta di legittimare le pseudoscienze. Attraverso argomentazioni e contro argomentazioni chiare e ricche di esemplificazioni, Boncinelli cerca di fare il punto sullo stato della scienza oggi e con un’abilità che viene da decenni di attività divulgativa riesce, per quanto possibile, a rendere fruibili le conclusioni anche ad un lettore non specialista. La scrittura asciutta ed elegante è impreziosita da dotte citazioni filosofiche; non rare sono le incursioni di Aristotele, Spinoza, Kant, di filosofi della scienza come Kuhn. William Shakespeare e le sue molte perle di saggezza, racchiuse tra le opere di teatro e non solo, guida e sottolinea i progressivi passaggi attraverso il quale il testo si sviluppa e sembra quasi dare il “la” allo scienziato, nel lanciare un’invettiva contro i miti, le falsificazioni e contro tutti i soggetti che strumentalmente attaccano la scienza per affermare le loro teorie, talvolta prive di rigore e fondamento, o per i propri interessi personali. E allora traspare tra le righe un larvato risentimento, forse, non troppo larvato. Ma come non essere d’accordo con l’autore, quando afferma che “la scienza rappresenta una grande scuola di libertà e di democrazia”, essa “non potrà mai spiegare il fascino di un canto della Divina Commedia o l’Infinito di Leopardi”, ma del resto, servirebbe a qualcuno?

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