Il potere del cane

Il potere del cane

È sempre Phil a occuparsi della castrazione. George invece ha il compito di prendere al lazo le bestie. Due fratelli cresciuti insieme, perfettamente complementari nella loro diversità. Il primo sicuro di sé e sfrontato, un vero cowboy come Bronco Henry – eh sì, lui sì che era un vero mandriano – mentre il secondo taciturno e riflessivo, il classico tipo che arrossisce quando si parla di ragazze. I loro lavoranti e mandriani non sono certo al loro livello, ma sono comunque giovani volenterosi, desiderosi soprattutto di spendere la sudata paga in compagnia di qualche bella ragazza o di un paio di stivali nuovi di pacca. Del resto George e Phil Burbank pagano bene, non è un caso che siano tra i mandriani più in vista del Montana e lavorare per loro porta con sé onori e oneri. Sempre insieme quei due, stretti in un legame saldo come solo il vincolo di sangue sa essere. Eppure, all’orizzonte inizia ad addensarsi qualche nuvola, mascherata ora da un silenzio di troppo, ora da una provocazione stranamente non raccolta...

Phil e George, la storia di due fratelli mandriani cresciuti insieme nelle vaste praterie del Montana. Una storia semplice, che scorre tranquilla con le dovute differenze di carattere fra due fratelli così uniti e così diversi. Sembra di trovarsi di fronte a una vicenda mutuata da qualche western del periodo d’oro, o da qualche saga familiare in cui i sentimenti forti e decisi prevalgono sul buon senso e sulla mediazione. Thomas Savage, cantore di questa America rude e selvaggia, dipinge un affresco magniloquente, in cui i personaggi si rivelano a trecentosessanta gradi, con i loro caratteri spigolosi e arcigni, ma anche con il cuore libero di chi sa ancora amare e odiare senza filtro alcuno. In effetti il romanzo può dividersi in due parti, il pre-matrimonio e il post-matrimonio. George infatti, il fratello timido e riservato, decide di sposare Rose, vedova di un medico morto suicida e con un figlio a carico, Peter. Da questo momento in poi le cose cambieranno drasticamente, e la gelosie di Phil – il fratello spigliato, sicuro di sé, e cowboy sin nel midollo – diverranno insostenibili fino a minare un’unità familiare che sino a quel momento non era stata mai messa in discussione. Il romanzo prende quindi una direzione cupa e fosca, da dramma familiare destinato a sfociare in tragedia, che non si muove troppo lontano dai sentieri selvaggi esplorati da Cormac McCarthy, sebbene la prima edizione del romanzo di Savage sia del 1967, cioè ben prima che l’autore di Non è un paese per vecchi, vergasse i suoi capolavori. Una piacevole riscoperta.



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