Il pranzo della domenica

Il pranzo della domenica

Bologna, novembre 2016. Il Cavalier Giovanni Arienti e il notaio Enrico Zani – amici di vecchia data – passeggiano sotto i portici di via Farini. Arienti è il presidente di una azienda che vende in tutto il mondo acciai; ereditata come piccola realtà provinciale dal padre, è diventata un vero e proprio colosso internazionale durante gli anni Ottanta. Adesso soffre la crisi, come gran parte del tessuto produttivo del Paese e Giovanni, anche se nessuno ancora ne è a conoscenza, è pronto a cedere l’azienda di famiglia ad un grosso investitore cinese. Questa sera Giovanni non ha bisogno del fidato consulente “per evadere le tasse, rimuovere qualche manager incapace o altro”. Questa sera vuole alleggerirsi la coscienza e confessare finalmente, almeno al suo più caro amico, un segreto che per decenni ha tenuto ben custodito. Davanti al suo French Connection Giovanni confessa di avere pochi mesi di vita, di essere preoccupato per la sua famiglia e per quel terzo figlio, Gianni, di cui nessuno ‒ nemmeno Enrico fino ad ora ‒ conosce l’esistenza... Francoforte, novembre 2016. Un uomo trangugia velocemente il suo whisky prima di salire sull’automobile che lo porterà alla Banca Centrale Tedesca. Lì lo attendono già un gruppo di combattenti scelti con cura: “Due iracheni ex appartenenti alla Guardia Repubblicana, un ex Navy Seal congedato con disonore, un italiano ex Legione Straniera e un georgiano ex forze speciali”. Obiettivo la sala server che ha il controllo dei computer che gestiscono i conti correnti della banca per intercettare un massiccio trasferimento di denaro verso la BCE...

“È lecito non vendicarsi? Non vendicarsi avvelena l’animo quanto vendicarsi, se non di più”. La citazione di Emil M. Cioran in apertura racchiude in poche righe quello che è il fil rouge di tutto il romanzo: la vendetta, studiata e servita fredda, che sconvolge improvvisamente la famiglia Arienti minandone le fondamenta stesse e finendo per distruggerla. Una famiglia “infelice a modo suo” avrebbe scritto Tolstoj, che dietro all’immagine patinata di successo e di felicità nasconde crepe ed anfratti bui. Il capofamiglia Giovanni, apparentemente uomo corretto e generoso, ottimo marito e padre, in realtà non ha sempre gestito in maniera limpida i propri affari e – anche nel privato ‒ ha pensato di risolvere il problema di un figlio illegittimo (il cui riconoscimento avrebbe distrutto non solo il suo matrimonio, ma anche l’impero economico che stava all’epoca costruendo) semplicemente versando del denaro alla donna che aveva incontrato solo per una notte. Il figlio Roberto, è riuscito a dilapidare una fortuna e trascorre il tempo spendendo denaro e frequentando donne, mentre la sorella Anita, con un passato di violenza, tossicodipendenza e alcool, cerca quotidianamente di tenere insieme i pezzi di un’esistenza borderline le cui ricadute verso il basso sono sempre più frequenti. Eppure questi problemi si riveleranno infinitamente inferiori al dramma che colpirà la famiglia Arienti come un fulmine a ciel sereno e la cui gravità si manifesterà durante il pranzo domenicale organizzato da Giovanni per confessare finalmente ai propri cari i segreti che per troppo tempo ha taciuto. Un noir sui generis, quello di Paolo Panzacchi: ricco di azione e di colpi di scena, mantiene viva l’attenzione del lettore grazie allo stile pulito, dai periodi brevi e dal susseguirsi rapido delle sequenze narrative che bene si potrebbero adattare ad una trasposizione cinematografica (chissà che Panzacchi non ci abbia già pensato). Non manca la cura per la caratterizzazione dei personaggi, anche quelli minori, tutti in fuga da un passato scomodo e con la speranza di poter in qualche modo rimediare ai propri errori. Il finale, inaspettato e sconvolgente, vi lascerà senza fiato.



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