Il presidente

Il presidente
Emile Beaufort ama stare in silenzio, a occhi chiusi. Ripensa alla propria vita e ascolta i rumori soliti di giornate che trascorrono regolari nel suo rifugio sulla costa normanna. Da qualche tempo la morte gli è vicina perché la malattia ha colpito duro: ha avuto una sincope, è accudito da un’infermiera (costretta ad affittare una stanza nel paese vicino perché lui non la vuole in casa), da una segretaria (la signorina Milleran, che si sposta senza farsi sentire e rispetta le abitudini come preghiere di un rosario) e da un fedele autista. Un giovane medico, il dottor Gaffé, va a visitarlo ogni giorno alla stessa ora. Per molto tempo Emile è stato un uomo molto potente: avrebbe potuto diventare presidente della Repubblica, ci è arrivato molto vicino, e ancora tanta gente subisce il fascino della sua celebrità. E la sua astiosa arroganza. C’è stato un tempo in cui le sue fotografie erano esposte in tutti i negozi di Francia ornate di coccarda e nastro tricolore: all’apice del successo la sua intransigenza ha salvato la Nazione, la sua popolarità ha varcato i confini. Adesso, vecchio e malato ma ancora vigile nella propria incapacità di avere rapporti cordiali con la gente, sembra che si stia dedicando a un’autobiografia che preoccupa molte persone. E custodisce documenti che potrebbero compromettere la carriera politica di Philippe Chalamont, che sta per diventare primo ministro e che in gioventù è stato suo segretario particolare. Per questo, forse, tante persone sorvegliano Emile: non solo dagli ispettori incaricati dal Ministero degli Interni, ma l’infermiera, la segretaria, l’autista...
Il presidente è il “romanzo-romanzo” di Georges Simenon di più recente traduzione da parte di Adelphi: fu scritto nel 1957 e nel 1960 ispirò un film di Henri Verneuil. Il tratto tipico di Simenon, la descrizione minuziosa e senza eccessi dello sguardo immobile e implacabile del protagonista sul mondo presente e passato, rende la storia un affascinante alternarsi di numerosi personaggi che fluttuano tra memoria e attualità, entrano ed escono di scena come attori inconsapevoli. Nessuno capace di gettare una luce positiva sul pessimismo di un’umanità infelice e malata. Perché non si tratta solo di Emile: tutti i personaggi di questo romanzo sono privi di bagliori positivi o luce salvifica; non possiedono amore o dolcezza, empatia o comprensione. Non sanno fare altro che pensare a loro stessi. La realtà gira intorno a Emile e nulla sfugge agli occhi, alla mente, ai sensi di un vecchio antipatico e cattivo che sembra avere avuto in mano con lucidità ogni istante della propria esistenza, e spera di essere ancora in grado di tenere in pugno chi lo circonda con il ricatto di segreti inconfessabili. Ammesso che questo abbia ancora qualche importanza. Simenon registra con stile e abilità il balletto senza senso di relazioni prive di ogni poesia, di sentimenti poveri e gretti, di un vuoto che divora ogni luce per precipitare uomini e sentimenti in un baratro di oscura inutilità: speranza, pace, bontà, amore, nulla di positivo esiste. Perché la realtà è fatta di egoismo e interesse personale, avidità e desiderio di eliminare dal proprio cammino tutto ciò che crea ostacolo. Con il nulla inesorabilmente presente dietro a ogni respiro.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER