Il prete bello

Il prete bello

Vicenza 1940. In un vecchio caseggiato della città vive Sergio, affidato alle cure della madre e del nonno che, nonostante un cancro lo stia divorando lentamente, continua ostinatamente a dedicarsi alla sua attività di custodia di biciclette in un vecchio garage un tempo destinato alle carrozze dei padroni del palazzo. Sergio diventa presto oggetto delle attenzioni di Don Gastone, il prete del quartiere: “molto alto, giovane e bello: dicevano che fosse avvocato e che avesse biancheria tutta di lino e calze di organzino di seta”. Grazie all'interessamento di Don Gastone, Sergio ottiene di partecipare ad una festa di beneficenza dove avrà l'onore di recitare alcune poesie...

Lo straordinario microcosmo del palazzo vicentino – dal quale nel 1989 è stato tratto un adattamento cinematografico diretto da Carlo Mazzacurati - è un affresco fedele e a tratti comico della provincia degli anni Quaranta, che tuttavia per alcuni aspetti risulta quanto mai attuale. Attorno al personaggio ammaliante di Don Gastone, prete belloccio, dai gusti raffinati, convinto fascista e non immune al fascino femminile, ruotano – come in un sistema solare regolato da precise leggi gravitazionali – figure femminili perlopiù nubili che si struggono anche solo per uno sguardo del giovane cappellano. Prima fra tutte la padrona di casa, la signorina Immacolata, il cui avanzare è sempre anticipato dal fruscio di vesti e dal tintinnio di uno strano occhialino d'oro cesellato che porta con sé. E poi le signorine Walenska, madre e figlia; il cavaliere Esposito – padre di cinque figlie che tiene recluse in casa come reliquie – e il cui unico vanto è il bagno foderato da carta da parati e dotato di water, che mostra a tutti gli ospiti come segno della propria elevazione sociale e culturale. E intorno a questo sistema sciamano come falene impazzite i più deboli, chi come Cena (amico di Sergio) è costretto a mille espedienti più o meno legali per portare ogni giorno un piatto di minestra a tavola. Popolare nei temi trattati (dalla miseria della gente alla voglia di riscatto sociale, dal cattolicesimo più integralista alle regole rigide del regime), il Prete bello è popolare anche nel linguaggio. Semplice, diretto e tuttavia non privo di un'acuta ironia che più volte strappa il sorriso e che lascia in bocca il sapore amaro della miseria e dell'ingiustizia sociale.



 

 

 
 
 
 

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