Il prezzo del domani

Il prezzo del domani

Il giornalista cammina in mezzo alle tombe osservando affascinato i volti delle fotografie e immagina la storia delle persone che furono. C’è un caldo afoso e cocente, le cicale friniscono instancabili, con i piedi solleva dal ghiaino polvere bianca, si asciuga la fronte madida di sudore. Un boato lontano avverte l’imminente arrivo di un temporale: vento improvviso, rondini che abbassano il volo, scariche repentine attraversano le nubi nere in lontananza. È un’assolata mattina di agosto e lui sta percorrendo una strada solitaria in mezzo ai campi di granoturco, quando l’auto inspiegabilmente si ferma. Apre il cofano, da cui esce una nuvola di fumo nero, gesto inutile perché di motori non ci capisce niente, tira un calcio rabbioso alla ruota, monta di nuovo in macchina e prova ancora a girare la chiave d’accensione. La vettura si mette in moto, ma una spia arancione luccica maligna. In quel momento un ragazzino su un motorino si avvicina e gli chiede se ha bisogno di una mano, dà un’occhiata dentro al cofano e poi gli propone di seguirlo fino all’officina di suo padre giù in paese. Il meccanico non c’è, ma il ragazzo lo rassicura che appena arriverà si occuperà del guasto, intanto gli suggerisce di aspettare la fine della riparazione nel piccolo bar che si affaccia sulla piazza. La ragazza dietro il bancone è carina e il giornalista ci scambia due parole, gioca sulla sua professione e sul fatto che sta scrivendo un libro, cerca di conquistarne l’attenzione, ma ottiene solo l’interesse di un vecchietto seduto al tavolino, che lo invita a mettersi accanto a lui, dicendo che se veramente scrive libri ha una storia da raccontargli: in primavera il Brà è uno spettacolo…

Il prezzo del domani è il libro d’esordio di Mirko Valerio, un romanzo il cui nucleo centrale sono i fatti e gli accadimenti che riguardano alcuni giovani amici delle montagne piemontesi che durante la Seconda guerra mondiale decidono di unirsi ai partigiani. Il racconto parte però da una vicenda contemporanea e si sviluppa con salti temporali e l’escamotage di un vecchio che racconta regalando allo scrittore senza ispirazione un soggetto interessante. Inutili però le premesse e i raccordi forzati nel finale per ottenere coerenza, che appesantiscono la lettura. Sarebbe stato molto più efficace se l’autore avesse iniziato il libro dalla pagina centoquattordici introducendo il lettore subito nelle vicende partigiane: da quel punto in poi infatti emerge un lavoro accurato di ricerca storica, un buon approfondimento dei personaggi che acquisiscono un’identità definita, uno stile narrativo più semplice e naturale capace di coinvolgere emotivamente il lettore. I personaggi sono tantissimi, alcuni d’importanza secondaria o addirittura non determinanti per lo sviluppo degli eventi e vengono descritti con un elenco particolareggiato di caratteristiche, privo di vivacità, che interrompe il ritmo già di per sé lento, belli invece i dialoghi e le descrizioni dei paesaggi, si sente che queste immagini appartengono al vissuto di Valerio. Un romanzo per chi ha la capacità di resistere un centinaio di pagine prima di tuffarsi in una bella storia di amicizia, amore e libertà.



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