Il professore non torna a cena

Il professore non torna a cena
Sergio è uno che fa cose orrende, in un tempo, il nostro, in cui chi fa cose orrende è portato ostinatamente ad autogiustificarsi. Lo fanno tutti. Il mondo è marcio. Al mio posto avresti fatto lo stesso. Sergio è un informatore medico-scientifico, lavora per una azienda che produce protesi per le lesioni della spina dorsale e il suo lavoro essenzialmente consiste nel corrompere medici e dirigenti ospedalieri affinché scelgano i suoi prodotti a discapito di altri, gonfiando i prezzi a dismisura e lucrando sulla vita delle persone. È ricco, spietato quanto basta da lavorare ininterrottamente tutta la settimana e ubriacarsi il venerdì sera in un bar dove incontra altre anime alla deriva. E che Sergio stia lentamente andando alla deriva è evidente. La sua ragazza lo lascia e lui la lascia andare senza troppi rimpianti. Ma un profondo senso di disagio comincia a farsi strada, tanto che il padre, un anziano solitario che parla poco ma tutto osserva, convince Sergio ad andare da uno psicologo. Uno psicologo bizzarro, che propone al giovane una strana terapia: scrivere, come se sapesse che la scrittura, un tempo, prima del lavoro, prima dello schifo, prima della deriva, era una delle passioni di Sergio. Ma scrivere cosa, scrivere per chi, se uno si sente prigioniero di una vita-prigione che non offre vie d’uscita? Tutto il contrario della Rossa, che alla sua passione, ai suoi ideali, ha dedicato la vita. Milita in una organizzazione di estrema sinistra, la Rossa, e il suo compito è quello di pedinare Il Professore, studiarne gli orari, gli spostamenti, osservarne la vita fin nei minimi dettagli, perché il professore, un giuslavorista che sta collaborando con il governo, è stato condannato a morte dall’organizzazione della Rossa. Sergio e la Rossa vivono le loro vite parallelamente ma in qualche modo, alla fine, finiranno per incontrarsi…
Un romanzo solido e intenso, questo di Alessio Dimartino, capace di fondere insieme l’impegno civile e il male di vivere di un personaggio talmente reale e ben tratteggiato che si lascia ricordare a lungo. Forse perché di gente come Sergio ne conosciamo anche noi, forse perché abbiamo paura di chiedere alle persone che ci circondano quotidianamente se sono davvero felici o se nascondono nel loro intimo paure e segreti inconfessabili. Forse perché tutti rischiamo di guardare il mondo dalla distanza delle nostre individualità, preoccupati esclusivamente del nostro personale benessere. In questo senso Il professore non torna a cena, oltre a darci uno spaccato preciso e dolente della nostra società, scuote il lettore costringendolo a entrare in una vicenda sporchissima e amara, ma che alla fine non lascia per niente indifferenti e offre molti spunti di riflessione e di riscatto. E poi c’è la lingua, diretta e spietata quanto basta a mettere perfettamente a fuoco la storia, ma anche capace di momenti di autentico lirismo, specie nelle descrizioni delle città, livide e desolate, speculari allo smarrimento dei personaggi che le abitano. Dopo l’esordio di due anni fa, il giovane Alessio Dimartino si conferma valido narratore con un’opera seconda davvero convincente.

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