Il professore sul ring

Il professore sul ring

Un professore di Inglese ormai allo stallo nell’evoluzione del suo percorso accademico un giorno noioso come gli altri butta una sguardo fuori dalla finestra del college in cui stancamente si trascina tra riunioni mortificanti e lezioni. Dove prima c’era il logo di un’anonima attività commerciale ora campeggia l’insegna di una palestra che allena per arti marziali miste. Ecco il modo di farsi licenziare e dare una svolta campale alla propria esistenza! Saltellare su un ring, chiuso in una gabbia, per combattere senza esclusione di colpi con un avversario con il quale relazionarsi solo sul piano fisico; non sovrastrutture culturali, non citazioni da libri di altri che citano altri, guantoni di schiuma e cuoio, muscoli tesi sudore e botte…

Il professore sul ring ci mette davanti ad un grande interrogativo. Qual è il meccanismo che scatta nella mente dell’uomo quando alla reazione cerebrale non può esimersi dal far conseguire quella fisica? Non si parla beceramente di botte date per strada, è ovvio. In un modo molto più perspicace si punta l’obiettivo sulla sublimazione del flusso di energia umano attraverso lo scatenarsi della pura fisicità, che non si muove a discapito - ma quasi come catarsi - dell’atto cerebrale. Dopo aver pubblicato il suo precedente saggio, che indagava sulla necessità tutta umana di narrare storie, Bollati Boringhieri adotta dopo un anno anche il nuovo lavoro di Jonathan Gottschall, che questa volta approfondisce un altro degli istinti umani mai sopiti. Un libro sull’elaborazione cerebrale allo stato puro e uno successivo sulla fisicità pura: sembra di leggere un divertito e puntuale racconto per capitoli delle caratteristiche umane, quasi a iniziare di anno in anno a tracciare un identikit dell’uomo tanto curioso quanto completo.



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