Il punto cieco

Il punto cieco

Invitato nell’estate del 2014 dall’Università di Oxford a occupare la cattedra di Letteratura comparata ‒ istituita nel 1994 dall’eminente editore, giornalista e filantropo Lord Weidenfeld ‒nella primavera successiva lo spagnolo Javier Cercas tiene nell’ateneo inglese cinque conferenze. Partendo dalla sua esperienza di scrittore e in alcuni casi anche dai suoi stessi libri, in queste conferenze come in altri interventi pubblici l’autore ragiona su questioni disparate, ma sempre poste in stretto rapporto con la natura del romanzo o il ruolo del romanziere. Sia nei testi in cui l’argomento si sofferma sulle proprie opere sia in quelli che spaziano sui capolavori di Borges e Kafka, Melville e Cervantes, Tomasi di Lampedusa e Vargas Llosa, l’attenzione finisce per confluire invariabilmente sulla “teoria del punto cieco”. La definizione, che rimanda a un’ipotesi formalizzata nel Seicento dal fisico Edme Mariotte e in seguito avvalorata da moderne dimostrazioni empiriche, viene utilizzata per sostenere che come l’occhio umano anche i libri siano affetti da un impercettibile deficit visivo. Una minuscola zona d’ombra a cui l’uomo supplisce con l’utilizzo congiunto di entrambi gli occhi e che il romanzo può annullare a sua volta con il contributo del lettore. Lettore che viene invitato, dunque, a perlustrare il romanzo allo scopo di individuare quel nucleo oscuro che contiene una domanda rimasta inevasa all’autore e a cui solo chi legge può tentare di dare una risposta…

Pregante come una lingua dell’anima la penna di Javier Cercas si interroga in questo nuovo e interessantissimo libro sulla natura del romanzo con un’autentica passione per la letteratura. Gli interventi in esso raccolti non intendono tuttavia costituire una sommatoria bulimica di tutto ciò che può essere romanzo, ma condurre il lettore a scavare tra le parole per cogliere gli aspetti più reconditi della scrittura. A stimolarli a lavorare su di essa con pazienza, consci della ricchezza di significati e di valenze di senso che possono sfuggire a una prima lettura, per rivelarsi solo in seguito. Interessato alle possibilità espressive della parola scritta, lo scrittore iberico in queste pagine dona al romanzo un’intonazione originale. Liberato dai luoghi comuni che ne fanno un segnale incapace di giungere alla totalità vitale della parola incarnata, esso diviene ai suoi occhi una modalità di essere strumento di immaginazione e di progetto, oggetto d’arte da cui molto esigere, punto interrogativo consegnato alla mente dei lettori. Qualcosa di nascosto nelle pieghe del racconto, che sfugge o che addirittura può negare l’intenzione stessa dell’autore. Qualcosa che importa qui e oggi. A tutti noi.

 

 


 

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