Il quaderno del fato

Il quaderno del fato

Prima il volo per Fiumicino all’alba, poi quello per il Marocco nel pomeriggio: certo la giornata di Franco e Laura non è stata delle più comode, naturale che siano stanchi. Soprattutto lei: il marito cerca di stuzzicarla, ma la sua reazione è blanda. Appena arrivano al riad, nella tiepida aria di Marrakech, sotto un cielo sereno e con una gradevole temperatura di ventiquattro gradi, per cominciare quel viaggio in una terra fino a quel momento di fatto del tutto ignota e in cui il loro amico Adil e la sua famiglia faranno loro da guida (non hanno certo intenzione di approfittare della loro ospitalità, semplicemente hanno colto la palla al balzo quando se ne è presentata l’occasione), Laura di fatto crolla addormentata. Non resta altro da fare anche a lui che mettersi a letto, accompagnato fra le braccia di Morfeo dalla lettura dell’ultimo libro del compianto Andrea Camilleri. Il sogno però che fa, complice anche l’immagine della donna amata vestita solo di un bikini leopardato, determina una reazione del tutto prevedibile: al risveglio è il momento di una doccia fredda per sopire i bollenti spiriti, e iniziare una vera e propria avventura che lo condurrà invece dove certo non avrebbe mai nemmeno lontanamente potuto prevedere…

Che Marrakech faccia rima con mistero lo sappiamo tutti sin dal 1956: è su un autobus diretto nella magnifica città marocchina dove fa splendida mostra di sé anche un museo dedicato a Yves Saint Laurent che infatti James Stewart, nel capolavoro di Hitchcock – che fa il remake di sé stesso a ventidue anni di distanza – con un’adorabile Doris Day diventa l’uomo che sapeva troppo. E d’altronde il fato, com’è noto, è un’entità superiore persino alle divinità: nemmeno Zeus, ci raccontano i miti greci, può opporsi infatti al volere della Moira. Qui però si fa riferimento a una tradizione orientale: un codice dell’undicesimo secolo, infatti, vergato in persiano antico e che riporta alcune delle Quartine di un celebre scienziato e uomo di lettere, Omar Khayyâm, è al centro di un vero e proprio – sempre per citare Hitchcock, o meglio la traduzione italiana di un suo titolo – intrigo internazionale che si dipana anche fra Torino, la città, uno dei tre vertici, con Praga e Lione, del triangolo della magia bianca, dov’è nato e vive l’autore del romanzo, che mostra di conoscere nel dettaglio gli ambienti che descrive, costruendo una storia senza imperfezioni e dallo svolgimento avvincente e ben sostenuto che indaga anche temi necessari come l’integrazione tra culture diverse nel nostro mondo, e la mitica città blu dell’Uzbekistan, Samarcanda, laddove si dice si trovi il secondo volume del succitato codice, che, come spesso accade nella tradizione leggendaria, è ritenuto depositario di segreti attualissimi. Ci sono delle organizzazioni terroristiche infatti che manifestano interesse per il testo, poiché, come gli alchimisti per le iscrizioni della porta magica di Massimiliano Palombara pensavano di leggervi la ricetta per la pietra filosofale, credono di potersene avvalere per violare la sicurezza informatica di ogni computer…



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