Il racconto e la Scrittura

Il racconto e la Scrittura

Marco, Luca, Matteo e Giovanni: sono i nomi dei quattro evangelisti ai quali, a partire dal II secolo d.C., sono state attribuite le narrazioni in forma scritta della vita, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Ma come hanno preso forma i vangeli? Quali eventi hanno dato impulso al bisogno di scrivere il racconto di fatti ed esperienze significative vissute da e con Gesù dai primi discepoli? A quali fonti fanno riferimento i testi canonici e quale ruolo può essere attribuito ai luoghi della narrazione e allo specifico contesto socio culturale? Se ammettiamo che ogni testo sia una rappresentazione della realtà “ricomposta secondo gli obiettivi dell’autore”, quali intenti è possibile individuare tra le pagine dei diversi vangeli e quale target è possibile definire? È credibile l’idea che i vangeli si fondino sui processi attendibili di memorizzazione di testimoni della vita e delle opere compiute dal Cristo?

Intende rispondere a queste e a tante altre domande sui testi evangelici l’esaustivo libro di esegesi scientifica di Adriana Destro, docente di Antropologia e Mauro Pesce, professore di Storia del Cristianesimo, entrambi dell’Università di Bologna. L’analisi storica e socio antropologica proposta dagli autori non confuta le “verità di fede”, ma i limiti e le dinamiche della comunicazione umana, restituisce un volto storico e coerente ai racconti sulla vicenda terrena di Gesù. Leader indiscusso della storia – secondo i risultati di una ricerca pubblicata nel 2013 dal MIT di Cambridge – Gesù è presente in molti scritti, ma non ha mai scritto nulla. Ha affidato il suo messaggio a parabole e discorsi, le cui memorie sono state successivamente raccolte nei vangeli, giunti fino a noi in forma quasi completa e in altri scritti pervenuti solo in parte. Documenti fondamentali per ricostruire il clima storico-culturale in cui ebbe luogo la vicenda di Cristo e soprattutto, in cui quelle narrazioni vennero raccolte e trasferite nella forma scritta, in tempi e luoghi diversi e da agenti diversi. E sì, perché i vangeli non sono piovuti dal cielo come tali, ma sono il risultato di un complesso processo di rielaborazione delle informazioni su Gesù. E se è ormai assodato che all’indomani della sua morte non ci fu una trasmissione verbale lineare del racconto su Gesù, ma una varietà di processi comunicativi di natura dialogica, interattiva, con un incontrollato sovrapporsi di notizie provenienti da distinte comunità di seguaci, viene da chiedersi: qual è l’attendibilità storica dei vangeli?



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