Il Ragno e altri brividi

Il Ragno e altri brividi

Quando Richard Bracquemont, giovane studente di medicina, decide di stabilirsi nella stanza numero 7 dell’Hotel Stevenson già tre persone sono morte, apparentemente suicide, in quella vuota e asettica stanza. Impiccate con il cordone della tenda. Tre uomini senza alcun legame fra loro, e all’apparenza non depressi. Un viaggiatore di commercio svizzero, un artista acrobatico e un agente di polizia mandato appositamente dal commissario cittadino a indagare sulla questione… L’ambra e gli esserini che la resina ormai rigida e trasparente è in grado di imprigionare sono quasi un’ossessione, per il giovane avvocato. Ogni volta che arriva a Parigi, la collezione si arricchisce di esemplari sempre diversi. Ma a quanto pare qualcuno ha una collezione ben più ricca ed esaltante della sua: il dottor Katzenkopf è da tutti considerato massimo esperto d’ambra, l’unico modo di incontrarlo: il mercoledì alla taverna del Tribunale, all’ora di pranzo… Uno dei migliori passatempi al circolo è sempre stato quello di ipotizzare come ognuno degli amici presenti avrebbe in futuro trovato la morte. Cancro allo stomaco (dono di famiglia), per mano di una donna, o forse dell’arte. Profezie avveratesi nel giro di qualche mese, almeno per il finale. Ma Llewellyn, l’artista, lui ha avuto sorte ben peggiore: da dieci mesi è chiuso dentro il manicomio di Brighton per una storia talmente strana da sembrare impossibile, che comincia con il ritrovamento in Siberia di alcuni mammut mummificati…

Gli otto racconti dell’orrore che compongono la raccolta sono stati pubblicati per la prima volta da Hanns Heinz Ewers in Germania nel 1908. Già in vita fu persona sopra le righe, che al tempo stesso parteggiò per l’ideologia nazista (si tesserò al Partito Nazista NSDAP nel 1931) e portò avanti nelle sue opere i diritti degli omosessuali e degli ebrei, tanto che nel 1934 i suoi libri furono banditi dalla Germania, e i suoi beni sequestrati. Secondo alcuni contemporanei la sua vicinanza a Hitler e al nazionalsocialismo tedesco furono dettate dall’interesse personale dell’autore per l’occultismo e la tenebra, che all’ideologia furono inestricabilmente legate. Ewers fu un viaggiatore appassionato, scrisse innumerevoli racconti, alcuni dei quali considerati dei classici della letteratura horror perfino da un maestro come Howard P. Lovecraft (che amava particolarmente Il Ragno e altri brividi), sette romanzi, diversi saggi d’arte, canzoni popolari e commedie. Un letterato che nel nostro Paese non ha mai avuto particolare attenzione (è significativo il fatto che non abbia neppure una voce su Wikipedia) neppure nella nicchia del genere horror, proprio per la sua militanza nel nazismo di Hitler. È quindi un’operazione importante quella portata avanti da Meridiano Zero che riprende la raccolta completa di racconti Das Graue: Seltsame Geschichte, fuori catalogo in Italia dal 1972 (collana Il Sigillo Nero delle Edizioni Del Bosco). La scrittura di Ewers riprende la prima persona, cara ai migliori narratori dell’orrore fra cui Edgar Allan Poe, guida e maestro cui l’autore tedesco dedica anche un corposo saggio letterario. Fra i racconti, non tutti brillano per suspense e atmosfere, ma quelli riusciti valgono da soli tutto il libro. Il Ragno è oggettivamente un capolavoro di tensione psicologica, dalla struttura solida e deduttiva (nonostante la forma narrativa di diario), e porta alla mente altre storie angoscianti come Rosemary’s baby. Altri racconti da brivido sono La Mamaloi e La Mummia. Nelle descrizioni di riti e misteri, devianze e orrori, Ewers è impeccabile: riesce a creare nella mente del lettore scenari esotici e al tempo stesso malvagi. I suoi racconti sono immancabili in ogni libreria dell’orrore che si rispetti.



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