Il re

Il re
Naser è diventato Scià. Governerà l'immenso regno di Persia da monarca assoluto.  Ma ci sono molti nemici minacciosi, fuori e dentro. Perché se ai confini premono  le grandi potenze europee, dall'Inghilterra alla Russia alla Francia, più pericolosi ancora sono gli intrighi di corte.  La madre di Naser infatti vorrebbe comunque mantenere il comando, pur essendo incoronato il figlio, e lo invischia ed attira in mille modi. Ma il nuovo Scià, seppure stordito dal dover soddisfare soddisfandosi le duecento e più concubine attribuite, non cade nel tranello. O sembra che non voglia. O comunque. Si può sempre contare su qualche aiuto, nella vita, anche in mondo così complesso, ramificato, insidioso. E si può aspettare, non essere impulsivi, magari tergiversare per poter dare poi la colpa ad altri. La vecchia ars politica. Poi al suo fianco c'è il visir Mirza Kabir, membro di una famiglia che affianca lo Scià da generazioni. Non che lo faccia per volontariato, anzi: gestisce il regno, di fatto, in maniera operativa e talvolta indipendente, quando lo Scià è distratto oppure assente. Una sorta di primo ministro, ma plenipotenziario, invisibile ma onnipotente. E Mirza Kabir ha grande idee. Far crescere la Persia, farla uscire da dove si è rintanata, come se avesse fatto la Storia e la Storia l'avesse condannata e stritolata, quasi fosse una farfalla chiusa in un bozzolo. Ma non sempre chiedere aiuto alle potenze straniere porta i vantaggi sperati, perché ogni richiesta comporta dei ‘mutui’, dei debiti  non solo politici ma economici, politici, sociali. L'innovazione è importante, le strade  con cui arrivarci non per forza sono sentieri ampi, spianati facili. E la nobiltà esangue, pingue e alquanto parassita non ne vuole sapere del Visir. Sostiene la moglie dello Scià morto e madre di Naser per pura sopravvivenza. Non sarà una lotta facile. Ci sono minacce incombenti. La corte è ricca di misteri, tranelli, inganni, adulazioni, dissimulazioni. Peraltro c'è un problema. Le donne ed i desideri maschili, due tentazioni di difficile continenza. L'harem a cui Naser si affida per diperdere umori fragili e  voglie rapaci è infido, melmoso, stritolante. Ed è monarca di un paese fatto di popolazioni lontane, che parlano idiomi diversi, che talvolta non si intendono. Un compito gravoso quanto prestigioso . Chissà dove arriverà, se arriverà. C'è pure quella oscura minaccia e pretesa del defunto padre. Riconquistare Herat e con essa l'Afghanistan, una delle province persiane oramai in mano inglese e concupite  a vario titolo da altre potenze…
Fantasioso, non per forza storico nei termini rigidi del genere, Il Re è decisamente un bel romanzo. Un incedere iniziale lento, quasi bloccato. Uno stile che almeno nella traduzione appare elementare. Eppure piano piano si scava in profondità e vengono alla luce Storia e storie di un regno da noi lontano come fu quello persiano. L'autore, Kader Abdolah, iraniano del 1954, non è nuovo a narrazioni di questo tipo e da sempre, a quanto si legge, dedito a cercare di raccontare un mondo iraniano difficile da comprendere per noi europei, fatto di integrazione, disintegrazione e anche reazione a quello occidentale.

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