Il re dei morti

Il re dei morti
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La “griglia” sul luogo in cui è stato ucciso Rinaldo Echi è una di quelle che manderebbero alla neurodeliri qualunque poliziotto, ma ovviamente non Rhyme e la sua squadra. Una dozzina di scatole contenenti qualsiasi cosa si possa trovare per terra in un vicolo di New York, qualcosa come cinquecento (stimati) oggetti da esaminare. Il morto era un trasportatore, faceva consegne in giro per la città, ma evidentemente “integrava” le sue entrate con trasporti non del tutto legali, per di più si portava in giro il figlio di otto anni che come testimone oculare non è esattamente il massimo. La consegna che doveva effettuare stavolta era piuttosto consistente: parliamo di mezzo milione di dollari in armi, che doveva garantire a Herrando (al momento capo incontrastato delle gang di NY) la consacrazione definitiva a “Re dei morti”. Il carico però è sparito, scomparso nel nulla. Amalia Sachs, contravvenendo alla procedura che prevede l’affido agli assistenti sociali, decide di seguire personalmente l’affidamento di Javier, il bambino di Rinaldo, che ‒ in attesa che venga rintracciata la zia ‒ starà con Sally e Peter Bendix, che sembrano la coppia ideale, attenti precisi e affettuosi nel modo giusto. A New York si sta svolgendo una doppia indagine, quella della polizia che deve trovare l’assassino del corriere e quella di Herrando che rivuole il suo carico di armi. E per entrambe è fondamentale la testimonianza di Javier…

Solo cinquantuno pagine. Di tanto consta questa storia di Lincoln Rhyme e ciononostante il talento di Deaver si esprime prepotentemente, con una doppia indagine dai risvolti davvero sorprendenti. Amelia tira fuori, non per la prima volta, il suo istinto materno senza scatenare le ire funeste del criminologo. È leggermente diverso dai romanzi a cui siamo abituati Il re dei morti, forse non solo per la brevità del racconto. Molto del plot riguarda i “cattivi” e la quantità di materiale raccolto sul luogo del delitto da esaminare sarebbe stata forse eccessiva per fare i soliti schemi, le famose lavagne con cui Deaver ci accompagna verso la soluzione del caso. Unica pecca ‒ e sono aperte tutte le ipotesi ‒ è che pur arrivando ad una soluzione, il caso resta aperto e non è cosa che un lettore di thriller perdoni facilmente, d’altro canto sono talmente tanti i colpi di scena e talmente rocambolesca l’evoluzione, che il “perdono” viene quasi in automatico. Gli appassionati del personaggio, abituati al burbero criminologo, avranno una sorpresa inaspettata (che forse col senno di poi, è stata propedeutica al più recente romanzo della serie, Il valzer dell’impiccato).



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