Il re dell’uvetta

Il re dell’uvetta
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1971, Västervik, Svezia. A quell’epoca Fredrik frequenta le medie e un corso di cucito, durante il quale impara a lavorare a maglia. Già appassionato di farfalle e coleotteri, che cerca e colleziona, si impegna con entusiasmo nella confezione di una sciarpa che alla fine risulta lunga e bella da vedere, ma rigida come una tavolozza e dunque inutile. “La meticolosità è lodevole”, gli spiega l’insegnante “ma può facilmente spingere all’esagerazione”. Il senso della frase scava molto più nel profondo di quel che sembra e va letta soprattutto come una caratteristica di alcuni uomini speciali, che nel corso della loro vita hanno dedicato anima e corpo a ogni attività intrapresa. Ed è probabilmente questa caratteristica comune che spinge Fredrik a cercare le tracce di Gusav Eisen (1847-1940), che fu zoologo, archeologo, pittore, scrittore, consulente di Darwin, curatore della California Academy of Sciences e, nello stesso stato americano, pioniere e re della coltivazione dell’uvetta. Un uomo ricco di genio e passione per la vita, per i misteri delle scienze e della natura, le cui poche tracce però (quasi tutto ciò che lo riguarda scomparve nel pauroso incendio che devastò San Francisco dopo il terremoto del 1906) lo resero una figura sfuggente e misteriosa. La ricerca porta Fredrik fino in California, presso il Sequoia National Park, fondato da Eisen stesso. Il viaggio è ricco di sorprese, alla scoperta di aneddoti e documenti che ricompongono la vita di un uomo estremamente curioso, innamorato del mondo, della sua storia e della sua natura. Nel corso del viaggio, l’ombra di Eisen, come quella di un maestro, sembra camminare accanto all’allievo, che nell’osservazione di minuscoli insetti e nelle poche parole rimaste, lo ritrova e lo riporta alla giusta ribalta…

Per un momento ho temuto si trattasse di un saggio sulle mosche e sulle farfalle, scritto da uno svedese appassionato e forse un po’ svitato. Ma ancora non sapevo quanto mi stessi sbagliando. Questo libro è tutt’altro, e di più. La meticolosità tipica dei collezionisti e che spesso sfocia nell’esagerata fissazione sui dettagli, è qui la carta vincente per dare di nuovo forma e corpo a una figura altrimenti destinata a rimanere nell’ombra. Ciò che colpisce e cattura sono la passione, lo slancio e la curiosità profonde e inesauribili di un uomo come Eisen, ma anche dell’autore di questo libro: entrambi mai sazi di scoperte. Ma l’entomologia è solo il punto di partenza e di arrivo di un arco vitale che racchiude in sé un universo di altri viaggi, studi e scoperte. Nella ricerca delle minuscole creature, dentro ceppi e alberi cavi, attorno a lampioni troppo alti per un ragazzino, si trova la scoperta dell’enorme complessità e diversità della natura. Il libro di Fredrik Sjöberg ‒ di difficile se non impossibile classificazione ‒ ci fa rivivere una duplice avventura: quella di Gusav Eisen, dei suoi viaggi e delle sue scoperte e quella dell’autore stesso, che ci immaginiamo curvo verso terra con una lente o un microscopio, impegnato a cercare nei dettagli indizi invisibili a occhio nudo. I pensieri, gli aneddoti spesso divertenti, altre volte malinconici e introspettivi, inducono a pensare e riflettere. L’indifferenza con la quale passiamo oltre, la mancanza cronica di curiosità per questo nostro mondo, ci fanno perdere occasioni. E non occorre essere delle persone colte o speciali, come probabilmente lo era Eisen, per capire che basterebbe fermarsi a guardare, osservare i dettagli del luogo in cui viviamo per comprendere un po’ di più tutto il resto del mondo e degli uomini che con noi lo abitano.



 

 

 

 
 
 
 

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