Il regno di Op

Il regno di Op
L’estate è alle porte. Angelo ha solo due mesi. Paola e Marco lo portano a fare un’ecografia: un eccesso di premura dovuto a un leggero dimagrimento e a qualche piccola difficoltà nella digestione. Angelo ha una massa tumorale di 8 centimetri: fibrosarcoma addominale. Nel giro di poche ore tutto quello che Paola e Marco hanno progettato, sognato, sperato negli anni trascorsi assieme va in pezzi, si frantuma, si sgretola. Sono catapultati in una realtà “parallela”, sono in guerra, sono nel regno di Op (il reparto di Oncologia pediatrica), un mondo che ha regole proprie che non conosciamo se non quando, nostro malgrado, la vita ci mette di fronte a queste situazioni. Nel reparto di Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli Paola impara che il betadine – il disinfettante che viene utilizzato per ogni medicazione –  si lava via con l’acqua calda, basta tenere in ammollo i panni e sfregarli bene, non è sangue. Passa. Ogni pomeriggio alle sei è l’ora dei pop corn: ci sono bambini e non solo pazienti da curare. Per loro ci sono una ludoteca, un biliardino, giochi da tavola, centinaia di libri e di dvd. Ci sono i guanti blu, quelli “dei puffi”, da indossare per cambiare tuo figlio durante la chemioterapia. C’è Astrid, c’è Bernardo, c’è Martina. Bambini, adolescenti, strappati alla loro vita quotidiana, alle loro amicizie, alle loro case, e ricoverati nel regno di Op. C’è la speranza, la paura, il dolore, i sorrisi e gli abbracci. C’è da combattere una battaglia, c’è da risparmiare le forze, ma si può – e si deve – ancora sperare di poter sconfiggere il drago. Di poter tornare a sognare…
Paola Natalicchio è nata a Molfetta e vive a Roma dal 1997. È stata redattrice de L’Unità e ha lavorato per diversi programmi RAI. Da quando è nato Angelo, il 23 marzo 2011, è mamma a tempo pieno di un meraviglioso bambino speciale. Nel mese di dicembre 2011, ha aperto un blog (ilregnodiop.blogspot.it/): Angelo è stato operato, il suo tumore è scomparso. Paola ha trovato le parole che nei lunghi mesi trascorsi nel regno di Op aveva tenuto tra i denti: quando devi pensare a sopravvivere anche le parole vanno centellinate con cura e attenzione. Il suo racconto è doloroso, commuovente. È la storia di Angelo, ma è anche quella di Astrid e di Bernardo, dei genitori che con loro hanno condiviso quel pezzo di strada, di persone comuni che mostrano tutto il loro coraggio, la loro forza per proteggere i loro figli, per combattere sempre e per sempre al loro fianco. “C’è una minoranza di persone che nomina le cose, sa farlo, e lo fa anche per gli altri; che guarda negli occhi la paura e dà al resto del mondo la misura del coraggio. Che entra nel buio e torna dicendo: questa dove si sta di solito è la luce” ha scritto Concita de Gregorio nella sua introduzione. Questa è una storia di andata e di ritorno nel regno di Op, di sogni infranti e pazientemente ricostruiti, di battaglie che si possono vincere. E del coraggio che alberga in ognuno di noi. Nonostante tutto, possiamo tornare sempre a sorridere. 

 

 

 

 
 
 
 
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