Il rifugio delle ginestre

Il rifugio delle ginestre

Sveva si addormenta tra le braccia di Malvina e sogna la campagna in primavera. Si sveglia per il fastidioso ronzio di un’ape vicino all’orecchio, va alla finestra, osserva il tramonto rosso e tra la ghiaia una femmina di merlo che becchetta. Poi attirata dal profumo che sale dalla cucina raggiunge Malvina, la sua tata tuttofare, che sta infornando trecce di pasta. Malvina le offre una focaccia ancora calda ma Sveva vuole la mamma, mette il broncio. Allora la tata prova a leggerle di Titania e delle fate del bosco, la storia preferita della bimba, le fa il solletico per strapparle un sorriso, ma lei si scansa, allontana le mani ancora un po’ infarinate della donna e afferra la coroncina di ginestre fatta da mamma Ljuba, dimenticata sul tavolo. Se la mette sulla testa e inizia a impastare di malavoglia solo dopo aver ottenuto la promessa che al termine andranno al grande albero, l’olivo secolare che è dietro al casolare sul limitare del campo. Finito l’impasto Sveva esce di casa a piedi nudi e con la coroncina di fiori ancora in testa corre fino al vecchio albero, imponente sotto i raggi della luna. Ne sfiora la corteccia e intanto sussurra, prega le fate di farsi vedere, ma loro non arrivano. Molti anni dopo Sveva cammina in un corridoio dell’ospedale San Camillo di Roma e …

Il rifugio delle ginestre è il romanzo di esordio di Elisabetta Bricca, una narrazione ricca di descrizioni dettagliate e vivide di paesaggi, nelle quali la campagna umbra, Roma, il lago Trasimeno, Tropea emergono come quadri luminosi in cui le parole sono pennellate di colore, che richiamano profumi e sapori della tradizione. E in effetti la terra, madre natura “che solo chi si pone umile e grato può sentirne il potere” è la vera, unica protagonista del libro. La protagonista è alla ricerca del padre biologico e in questo percorso incrocia persone del suo passato fino a trovare la caratteristica storia d’amore; frammenti di episodi e cambiamenti di contesto repentini, che portano a altrettante coincidenze e “scoperte” un po’ forzate, a cui si mescolano leggende, riti magici e idee che richiamano una spiritualità new age. I personaggi però sono delineati con caratteristiche un po’ troppo convenzionali, tante le trovate narrative improvvisate per cui il risultato è una sorta di favola contemporanea con la quale l’autrice vuole trasmettere messaggi morali positivi: il coraggio, l’amicizia, la famiglia, l’amore, il sogno. Il punto di forza? Elisabetta Bricca dimostra una grande capacità nelle descrizioni degli ambienti, in alcune parti perfino poetiche.



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