Il riso

Il riso. Saggio sul significato del comico
Il riso è una peculiarità della specie umana; gli animali non ridono, il riso quindi in un certo senso è ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri animati. L’homo ridens è l’uomo sociale che coglie le contraddizioni tra la vita e i comportamenti. I comportamenti sociali sono dotati di elasticità e spirito vitale, fluiscono con armonia e adattamento alla vita; il corpo come lo spirito sono plastici e dinamici, l’adattamento è la principale forma di intelligenza. Ridiamo quando cogliamo comportamenti stereotipati, meccanici, ripetitivi che sono in contrasto con la vita. Cosa c’è in fondo al ridicolo? Questa la domanda di Henri Bergson, il quale ricerca cosa c’è in comune tra “la smorfia di un pagliaccio. Un gioco di parole, il quiproquo di un vaudeville, una scena di fine commedia”. Ebbene, l’elemento che li accomuna è la serialità, la ripetizione, la meccanicità, la tipicità che confliggono con il dinamismo della vita sociale. Chi ride sospende il suo giudizio, l’empatia con il tipo di cui si ride, altrimenti potrebbero insorgere altri sentimenti come la compassione, l’amarezza, la complicità, mentre si ride in gruppo di un uomo, perché solo l’umano fa ridere, che si discosta dal fluire dello slancio vitale. Si ride in gruppo perché il riso è un collante sociale, che cementifica le relazioni umane, si ride della “meccanicità placcata sulla vita”. Si ride di personaggi stereotipati come il geloso, allora ci sovviene Sganarello. Giorgio Dandin, Otello, si ride del servo come nella commedia platina o del miles gloriosus, di chi insomma è afflitto da una certa stereotipata , ossessiva ripetizione di sé...
L’agile testo, breve ma intenso, punta dritto al cuore della domanda umana sul perché del riso, saltando le teorie precedenti, cui si allude marginalmente, certo il filosofo che nessun saggio mai ha affrontato in modo esaustivo il tema del comico; solo il filosofo coglie la fenomenologia del riso e compie un'indagine seria della differenza che intercorre tra tragedia e commedia. Se la tragedia è il luogo della individualità sondata psicologicamente, la commedia è lo spazio della tipicizzazione, della “lotta tra lo slancio vitale e l’inerzia della materia”. Pubblicato nel 1900, il testo ha avuto un successo travolgente con 60 edizioni, e si colloca nella fase di passaggio dal Bergson psicologo a quello metafisico. Il motivo di tanto successo sta nella scorrevolezza dello stile con cui si affronta un problema complesso, la cui riflessione risale ad Aristotele della Poetica, indicandone il punto di incontro  tra psicologia e metafisica perché il riso è un momento di distacco dalla vita in contemplazione metafisica.

 

 

 

 
 
 
 
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