Il ritorno

Il ritorno
Le buone abitudini sono difficili a morire. Lo sa bene Néstor Andrés Fabris, che ormai non può più fare a meno delle osterie romane e delle passeggiate notturne sul Lungotevere. Tuttavia la sua città natale, Buenos  Aires, lo chiama: il suo figlioccio gli ha fatto promettere che sarebbe stato il suo padrino di nozze e adesso quel momento è arrivato. E in fondo un po' di curiosità Fabris ce l'ha, perché sono trent'anni che non torna in Argentina, da quando i suoi genitori lo hanno obbligato a scappare a causa della dittatura. Ma quando arriva all'aereoporto la stanchezza si fa già sentire, alla dogana deve fare una lunga fila e una donna delle pulizie scorbutica lo fa innervosire ancora di più. Come se non bastasse il tassista lo lascia all'albergo sbagliato, ma Fabris è troppo stanco per tornare indietro (maledetto fuso orario!) e la sua stanza non sarà pronta prima di quattro ore. In compenso la città non sembra cambiata per niente, persino i nomi dei cartelloni pubblicitari e le vetrine dei negozi sono le stesse. Con grande sorpresa ritrova persino la sua libreria di fiducia, la libreria Aristóteles. Proprio mentre sta guardando i libri esposti incontra Liliana, una sua vecchia amica. I due vanno a prendere un caffè in un bar ma il cameriere sembra sparito, quando Fabris esce a cercarlo non vede nessuno, fa qualche passo ma ancora niente. Adesso però non trova più l'entrata del bar, fa tre isolati ma la porta da cui è uscito sembra sparita, se ritrovasse la libreria dal quale è partito saprebbe ritrovare la strada. Ma quando si ferma per chiedere si sente rispondere che la libreria Aristóteles ha chiuso da anni...
Questo è solo l'inizio delle disavventure del povero Fabris, personaggio intrappolato nella sua città tra strade che sembrano tutte uguali, folle di passanti capaci di travolgere come un fiume in piena, vecchie conoscenze dentro locali bui e polverosi. I contorni della realtà diventano lentamente più sfocati fino a quando non si ha la percezione chiara e precisa che il viaggio di ritorno del protagonista non è un percorso all'indietro nei luoghi ma un immersione nei ricordi. Il problema però è quando questi ultimi hanno la stessa consistenza della realtà, più duri di un muro di mattoni. Allora distinguere tra presente e passato diventa un'operazione davvero difficile. “Il passato è solo l'invenzione del ricordo che vuole farsi permanente e che noi confondiamo con qualcosa di immutabile. Il passato è dunque creazione di coloro che l'hanno raccontato, e tuttavia in un momento inaccessibile esiste una storia fatta di ferro e di diamante che sta, in rapporto alle nostre narrazioni, come Troia di fango e di pietra in rapporto ai versi del cantore cieco e del servitore di Augusto”. Confusi? Immaginatevi Fabris che legge queste righe scritte in un libro di un suo vecchio professore (lo stesso che incontrerà poco dopo nelle vesti di un improbabile autista di autobus), proprio mentre sta vivendo una situazione decisamente kafkiana, nella quale la città che credeva relegata al suo passato si dispiega davanti a lui intricata come un labirinto pronto ad inghiottirlo. Alberto Manguel, nato a Buenos Aires nel 1948, racconta la storia di Fabris in terza persona, con una scrittura chiara e semplice, che crea nel lettore un effetto straniante perché si contrappone alla vicenda onirica e surreale del protagonista. Le illustrazioni di Antonio Seguí, pittore e illustratore argentino, arricchiscono questo libro omaggio alla capacità prima e primordiale dell'uomo: la narrazione.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER