Il ritorno degli Dei

Il ritorno degli Dei

Nell’odierna Turchia, al confine con la Siria e a sud del biblico monte Ararat dove Noè secondo la Bibbia arrestò la sua Arca, esiste un luogo ancora sconosciuto a molti, un luogo in cui sconosciute civiltà hanno lasciato monumentali architetture sepolte, un sito oggetto di scavi archeologici in grado forse di cambiare la storia dell’uomo così come la conosciamo. Il luogo in questione si chiama Göbekli Tepe, ed è solo la punta dell’iceberg di una complessa teoria che riconnette culture lontane e dimenticate, mitologie come quella di Atlantide ed eventi avvenuti prima dell’ultima Era Glaciale. Davvero gli uomini del paleolitico da cui discendiamo erano solo provetti cacciatori e raccoglitori di frutta, sprovvisti di una elementare scrittura? Graham Hancock - nel suo ininterrotto peregrinare per il mondo a contatto con le più disparate culture - torna a cercare risposte a questi e ad altri interrogativi. Partendo da Göbekli Tepe e passando per l’assolata spianata di Giza con le sue monumentali piramidi ancora piene di misteri, eccolo muoversi sulle tracce di una mitica cometa, alla ricerca di una civiltà che con essa è quasi scomparsa…

A volte sono necessari vent’anni affinché un bestseller clamoroso quale Impronte degli Dèi trovi un degno seguito e continui nel solco di una ricerca che non smette e non smetterà di incuriosire lettori, ricercatori e appassionati di teorie alternative e catastrofiste di tutto il mondo. Abbiamo atteso tanto ma Graham Hancock non ha tradito le aspettative, tornando sui “luoghi del delitto” di precedenti suoi volumi e seminando zizzania tra gli eruditi più eminenti nei campi della geologia, dell’archeologia e dell’astronomia accademica. Circostanziato e in certi frangenti al limite del tecnicismo più pedante (ma lo perdoniamo), il racconto di Hancock riesce ad essere comunque avvincente fino all’ultima pagina. Da Il ritorno degli Dei emergono sia lo spirito del giornalista (spesso inviato nei luoghi più caldi del mondo per conto di testate quali “Times” e “Guardian”) che quello dell’abile affabulatore. Ai confini tra pseudoscienza e fantaarcheologia lo scozzese di Edimburgo ci accompagna in una ridda di teorie alternative certo più accattivanti dell’evoluzionismo darwiniano. Crederci oppure no? Si trattasse di un antibiotico il foglio illustrativo reciterebbe: fortemente consigliato a chi coltiva il pensiero divergente, attende il giorno del giudizio in pantofole comodamente seduto in poltrona, e non smette di porsi domande su chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove potremo arrivare. Detto questo, buona lettura!



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