Il romanzo dei Tui

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Un pamphlet per riabilitare la figura di Johann Gottlieb Denke (personaggio immaginario con il nome del filosofo idealista Fichte e il cognome del serial killer tedesco che negli anni Venti uccise una trentina di persone mangiandone la carne o vendendola a clienti ignari), teorico della macellazione sistematica di milioni di esseri umani durante una terribile Guerra mondiale… La storia del governo di Wei-wi, che come prima riforma pose lo spirito alla guida di ogni questione pubblica: “Come postini vennero assunti finissimi maestri dello stile epistolare (…), come macchinisti si scelsero dei geografi”, “(…) scienziati si allenarono per divenire trapezisti”, fotografi si aggiravano per i sobborghi più miserevoli della nazione scattando istantanee stupende che nobilitavano il degrado. “È opinione condivisa che quei giorni segnarono l’inizio di quella che fu poi definita l’epoca del dominio dello spirito, ossia la grande era dei Tui”, cioè gli appartenenti alla casta dei tellet-ual-in, i lavoratori dell’intelletto… Le avventure di una serie di Tui: per esempio il letterato Hang Wen Shu, che diventa amante di Lo, la moglie annoiata del rozzo e aggressivo industriale Liu Feng, che passa le giornate a litigare con gli operai o con il fisco. Lo si ingozza dalla mattina alla sera di pietanze piccanti e frutta candita, si imbelletta, legge romanzi voluttuosi sul divano e la sera quando rientra il marito vorrebbe fare sesso, ma l’uomo è troppo stanco e nervoso per accontentarla. Oppure di Gogher Gogh, alto dignitario dell’imperatore, violento e aggressivo, maestro nel dare l’impressione a tutti di essere un uomo politico che non deroga mai al suo programma, cosa che riesce a fare soltanto perché in realtà non ha mai avuto uno straccio di programma…

Bertolt Brecht “girò intorno” a Il romanzo dei Tui dal 1931 al 1942, mentre vagava addolorato e inquieto tra Svizzera, Francia, Danimarca, Finlandia e California dopo essere fuggito dalla Repubblica di Weimar in sfacelo subito dopo l’incendio del Reichstag. Aveva in mente una sorta di ciclo di libri costituito da un romanzo (Il declino dei Tui), un volume di racconti (Storie dei Tui), una serie di pièce teatrali (Farse dei Tui) e una raccolta di “trattati” (L’arte dei leccapiedi e altre arti) per illustrare il tramonto della ragione la cui aurora aveva celebrato in Vita di Galileo, come egli stesso annotò a margine del manoscritto di Turandot ovvero Il congresso degli imbiancatori, la sua ultima opera teatrale. In questi termini aveva illustrato l’opera a diversi editori a Parigi, come racconta nella bella introduzione il curatore Marco Federici Solari. Ma il progetto, come sappiamo, non andò mai in porto. Vengono qui proposti (per la prima volta integralmente, dopo un’edizione parziale data 1968) in ordine cronologico sia i materiali relativi alla progettazione dell’opera, cioè i testi compiuti – sebbene ancora grezzi – che verosimilmente sarebbero andati a comporre il testo finale del Tui-Roman, sia passaggi più autonomi, meri abbozzi. Il tutto deriva da dattiloscritti di Brecht rinvenuti raggruppati in quattro incartamenti rinvenuti dopo la comparsa del drammaturgo e scrittore tedesco. Questo prezioso volume targato L’orma consente comunque di apprezzare appieno due ingredienti essenziali della poetica brechtiana: la satira dei suoi tempi (dipinta con la consueta magnifica, amarissima ironia) e la fascinazione per le “cineserie”. “La Cina di Brecht”, scrive Federici Solari, “è la patria delle parabole, il regno di uno stile schietto e incontrovertibile con cui far emergere le contraddizioni e i paradossi della società”: la burocrazia insensata, la crudele levità della gente, i nomi che palesemente alludono a protagonisti della cronaca e della politica degli anni Trenta riescono – oggi come allora – a proiettarci in un istante in uno dei periodi più drammatici della storia europea.



 

 

 

 
 
 
 

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